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PALASCìA | l’informazione migrante

Era il 1° marzo 2010…sono passati una decina di giorni dall’uscita della prima rivista interculturale salentina 

“Palascìa_l’informazione migrante”. 

Niente è casuale. Palascìa ha giocato sulla ricorrenza del numero ordinale “prima/o”, così, il quadrimestrale d’intercultura è stato presentato e distrubuito a Lecce proprio in occasione della prima giornata internazionale dello sciopero dei migranti. Il progetto editoriale, ideato e realizzato da Métissage Società Cooperativa Sociale  vincitrice del Bando Principi Attivi 2008 della Regione Puglia, si propone di offrire spunti e nuovi stimoli connotando così il Salento come autentico luogo di accoglienza e di scambi.

Palascìa è il faro di capo d’Otranto, simbolo del Salento, punto più a est d’Italia, primo bagliore segno di terra promessa dell’immigrazione salentina: indiscutibilmente simbolo delle mille convivenze della nostra Regione. La rivista “Palascìa_l’informazione migrante” si propone di dar voce alle comunità di stranieri presenti sul territorio, di offrire spunti di riflessione e possibilità di scambio culturale tra i nativi e i migranti. La rivista, inoltre, dedicherà ampio spazio ad articoli in lingua straniera per contribuire non ad un generico quanto improbabile incontro, ma, ad un impegnativo dialogo tra individui portatori di culture all’interno di contesti sociali e politici concreti.

Palascìa vuole essere, quindi, uno strumento d’informazione, approfondimento e riflessione per affrontare i processi di métissage -mescolanza, scambio, contaminazione- che si formano spontanei nelle interazioni sociali.
 
 Ogni numero della rivista tratterà tematiche utili al confronto e alla crescita per l’intera comunità. Inoltre, i dossier, allegati approfondiranno problemi attuali. Ci sarà poi una sezione dedicata alle informazioni: dai numeri utili agli orari di ricevimento dei principali uffici, oltre ai bandi istituzionali che mirano ad incentivare l’attivismo. Spazio anche all’arte e alla cultura con le rubriche e con il wall che, nasce staccabile per diventare parte dei luoghi in cui viviamo.
Il primo numero, dal titolo “Siete voi il nostro futuro”, propone un viaggio nella Puglia migliore delle politiche giovanili regionali, fornendo una carrellata sui progetti vincitori del bando Principi attivi; e poi un dossier sul lavoro che affronta e smantella una questione molto abusata e basata su un luogo comune falso e discriminatorio secondo cui “Gli immigrati ci rubano il lavoro?”.  All’interno anche un bando di concorso per riscoprire il gusto della narrazione per bambini “Il mondo racconta”, uno spazio dedicato al terzo settore salentino e alle realtà associative dei migranti, le news della cooperativa Mètissage, tante storie da conoscere e i preziosi contributi di Tonio Dell’Olio e Mauro Biani.
Palascìa_l’informazione migrante è in distribuzione gratuita nei punti in vista della città oppure può essere richiesta inviando una mail alla Mediatrice Interculturale Rosa Leo Imperiale rosisalentu@yahoo.com 
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UNA FOTOGRAFIA SULLE MODALITA’ DI ACCESSO AL TEST HIV IN ITALIA | di Viviana Bello

Relazione convegno “Accesso al test hiv e modalità di accesso” del 17 febbraio 2010

In Italia test hiv completamente anonimi solo nel 37% dei casi. La gratuità garantita nel 76%. Il couselling pre e post test sembra essere opzionale, assicurato in non oltre 44,4% dei casi.

Sono questi alcuni dei dati presentati a Roma durante il convegno organizzato dall’Istituto Superiore della Sanità con la Consulta delle Associazioni per la Lotta contro l’AIDS dal titolo ACCESSO AL TEST HIV E MODELLI DI INTERVENTO tenuto il 17 febbraio scorso a Roma. Durante il convegno è stata presentata un’indagine dell’I.S.S. e della Consulta condotta in due anni di lavoro su 449 strutture presenti in ospedali, policlinici e Asl che aveva l’obiettivo di mettere in luce diversi aspetti legati al test hiv. La ricerca ha rimandato una fotografia del contesto italiano che non ha mancato di sorprendere i presenti.

ACCESSO AL TEST TRA I MINORENNI
Per quanto riguarda l’accesso al test hiv tra i minorenni, l’indagine condotta ha rilevato che ben il 22,5% dei Centri Diagnostico-Clinici italiani ha effettuato il test hiv senza dover ottenere il consenso dei genitori. Occorre però sottolineare che alla domanda facoltativa sul tema dei test Hiv ai minori hanno risposto solo 253 Centri. I dati dipingono una realtà, seppur parziale, ma comunque non in linea con quanto stabilito dalla legge italiana che ha ricordato Anna Maria Luzi, del dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’I.S.S. prevede che «il test dell’Hiv possa essere effettuato solo su pazienti maggiorenni». La stessa Luzi poi aggiunge che «nel tempo sono state introdotte normative che pongono come elemento prioritario il benessere dell’individuo, per cui fra i 16 e i 18 anni i ragazzi sono considerati grandi minori e c’è una maggiore tolleranza se chiedono di essere sottoposti al test. C’è comunque bisogno di maggiore chiarezza su questo tema». Pietro Gallo del dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’I.S.S., illustrando i dati ha precisato che secondo l’I.S.S. la percentuale del 22,5% raccolga soprattutto quelli qui chiamati grandi minori, ossia ragazzi con età compresa tra i 16 e i 18 anni. Pietro Gallo aggiunge poi: «Se il 13% dei Centri italiani dichiara di non effettuare test a minori di 18 anni, il 22,5% riferisce di farlo senza il consenso dei genitori, mentre il 50% lo fa solo dopo aver sentito il giudice o mamma e papà. Il 13%, inoltre, effettua il test senza richiedere documenti al minore, che autocertifica di avere più di 18 anni, ma che spesso non li ha ancora compiuti. In questo caso i colleghi effettuano il test senza rilevare la minore età del paziente».

DIAGNOSI DI SIEROPOSITIVITA’
Un altro aspetto importante emerge in relazione alla diagnosi di sieropositività. La ricerca infatti evidenzia come il 60% dei sieropositivi italiani, nel 2009, ha scoperto di esserlo solo quando il medico gli ha diagnosticato l’Aids, cioè la malattia conclamata. Sempre nel 2009, «le persone che convivono con Aids nel nostro Paese risultavano essere 22.302, con 1.200 nuovi casi di malattia conclamata nello stesso anno». Questi dati sono stati resi noti direttamente da Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’I.S.S. «Il trend delle nuove diagnosi di infezione -ha aggiunto Rezza- è rimasto stabile a circa 3.500/4.000 ogni anno, senza accennare a diminuire, dal 2000. In più, grazie alle nuove terapie farmacologiche e all’allungamento generale della vita, in Italia abbiamo un serbatoio di persone sieropositive viventi composto da almeno 150 mila individui. L’età media è aumentata (38 anni per gli uomini, 34 per le donne) e la principale modalità di trasmissione del virus rimane quella dei rapporti etero od omosessuali». Rezza ha riferito che il problema principale «è quello della scarsa attenzione rivolta ai giovani nei confronti della prevenzione di questa malattia, poiché non hanno una memoria generazionale che li spinga a mettere in atto comportamenti sessuali sicuri». Sicuramente questa è una variabile determinante ma crediamo che non può essere considerata esclusiva ed esaustiva. Noi della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids di Lecce, crediamo che i dati relativi alle nuove infezioni tra i giovani meritino una responsabilizzazione e un impegno su due livelli perché, se è vero che la responsabilità è un correlato del potere, è anche vero che il tipo e la grandezza del potere determina il tipo e la grandezza della responsabilità. Ne deriva che quando il potere ed il suo esercizio raggiungono certe dimensioni non cambia solo la grandezza della responsabilità ma si produce anche un cambiamento qualitativo nella sua natura in modo che le azioni del potere producano il contenuto del dovere. È evidente quindi il necessario impegno nelle due dimensioni. Una dimensione individuale, che chiama in causa tutta la popolazione sessualmente attiva che deve poter maturare una maggiore consapevolezza del rischio di contrazione delle malattie sessualmente trasmissibili perché, come ricordiamo sempre, non ci sono più categorie a rischio ma comportamenti a rischio. Una dimensione di governance che invece chiama in causa i governi, le istituzioni e le stesse autorità locali perché continuino ad investire seriamente in campagne di prevenzione e di comunicazione che però hanno il dovere di raccontare la malattia e la prevenzione senza veti morali. Ad oggi si sa che uno è l’unico strumento di prevenzione che può contrastare considerevolmente il diffondersi della pandemia e tutti noi che lottiamo la lotta all’Aids abbiamo il dovere etico e morale di raccontarlo ai giovani, ai genitori, agli insegnanti e a tutti coloro che possono facilitare questa informazione.
Ritornando poi al discorso della diagnosi tardiva è evidente che questo, oltre ad aggravare la diffusione del virus, non manca di mettere in crisi anche il percorso terapeutico e il benessere della persona hiv positiva.

NUMERO VERDE AIDS
Attivo dal 1987. In 22 anni di attività gli esperti dell’Unità Operativa Telefono Verde Aids dell’I.S.S. -contattati al numero 800 86 10 61 nei giorni che vanno dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 18- hanno risposto a quasi due milioni di quesiti. Secondo la dott.ssa Anna Maria Luzi dell’I.S.S., è proprio il test l’argomento più gettonato da chi chiama il telefono verde. Secondo la ricerca presentata, il 25% delle chiamate -circa 433 mila- attiene al test Hiv, «le persone -dice- vogliono sapere dove, come e quando sottoporsi all’esame per la diagnosi del virus, preoccupate soprattutto per un rapporto sessuale non protetto. I due terzi degli utenti sono composti da maschi, con un’età media di 28 anni». Sono state proprio queste rilevazioni a motivare l’I.S.S. a effettuare un’indagine ad hoc su come viene effettuato il test Hiv nel nostro Paese con lo scopo di monitorare, capire, per poi tentare di risolvere i punti i principali problemi e di uniformare il panorama variegato che è emerso dalla ricerca stessa. Dalla ricerca ne risulta una situazione disomogenea.

TEST HIV ANONIMO E GRATUITO? NON SEMPRE…
Il test per la rilevazione degli anticorpi anti-hiv, che per legge dovrebbe essere anonimo, gratuito e accompagnato da counselling, risulta invece essere anonimo in soli 37 casi su 100 e gratuito nel 76,2% dei centri diagnostici italiani. È vero quindi che nella maggioranza dei centri è gratuito ma continua a rimanere una percentuale non irrilevante che lo fa pagare con un costo di prestazione ticket arbitrario che varia dai 4 ai 22 euro. C’è poi un 10% di risposte curiose proprio in merito all’anonimato e alla gratuità: alcuni centri lo propongono come “gratuito” solo ai casi a rischio o solo a chi presenta la ricetta, ma la stessa prescrizione in altri è motivo di test a pagamento, così come se il test viene richiesto per motivi di lavoro, come per esempio l’accesso ai concorsi. Nella maggior parte dei casi l’accesso al test è consentito solo presentando ricetta medica o un documento. Un fatto grave e allarmante, riconosciuto tale anche dalla dott.ssa Luzi la quale ha sottolineato: «La mancanza di anonimato potrebbe essere un ostacolo per l’accesso al test, soprattutto nei piccoli centri». Certamente il quadro presentato non può non contenere in sé differenze che si declinano da Regione a Regione, da Asl ad Asl e, addirittura, all’interno della stessa Asl da struttura a struttura.
Le interviste hanno rilevato la scarsa tendenza da parte dei centri diagnostici a effettuare colloquio di counselling pre e post test (nel 44,5% dei casi pre e nel 41% post). Inoltre, in 4 centri diagnostici su 10 (168 dei 449 censiti) il risultato viene sempre consegnato in busta chiusa. Sottolineiamo questo aspetto perché crediamo che questo possa comunque esporre la persona hiv positiva a fattori di rischio psicologici e sociali. Non lasciare sola la persona, anche davanti a un esito negativo, significa svolgere opera di prevenzione e di supporto, motivando la persona a non rinnovare comportamenti a rischio. Quanto ai colloqui poi, la ricerca ha rivelato che accanto a chi li fa sempre, il 44,6% dei centri, c’è chi li fa «solo se la persona è ansiosa (3,6%), ma anche solo se c’è tempo (0,4%). Alla disamina dei dati ha fatto seguito l’intervento di Pietro Gallo del Mipi che ha sottolineato come i dati confermano che «il panorama nelle strutture italiane è il più vario» aggiungendo poi che «solo 79 centri su 449 rispondono appieno a tutti i requisiti previsti dalla legge».

Una fotografia che almeno in potenza avrebbe potuto catturare la nostra attenzione per la cura, l’ingegno, la creatività, la puntualità con cui è stata scattata ma che invece presenta tratti cupi, che non possono non disgustare, allarmare e mettere in disagio gli osservatori, i potenziali acquirenti e gli autori stessi degli scatti. L’allarme quindi viene lanciato dallo stesso Enrico Garaci, presidente dell’I.S.S., che dice: «I dati sono ancora preoccupanti visto che il 37% dei sieropositivi è attualmente inconsapevole della propria condizione». Non mancano interventi da parte delle associazioni. Massimo Oldrini, coordinatore della Consulta delle Associazioni per la Lotta contro l’Aids dichiara anche lui in tono deciso: «I cittadini incontrano molte difficoltà nell’accesso al test Hiv a causa del prezzo variabile del ticket o anche degli orari troppo ‘restrittivi’, con apertura solo la mattina presto. Non esistono strutture che effettuano gli esami al pomeriggio, consentendo anche ai lavoratori di eseguirlo». Per non parlare, aggiunge della gravità di una consegna degli esiti sconsiderata: «si può immaginare quanto possa essere psicologicamente stressante per una persona che scopre di essere sieropositiva».
Di fronte a questa fotografia italiana non propriamente ottimale in materia di acceso al test, diffusione del virus e prevenzione non possiamo esimerci dall’interrogarci sul potere e sulla responsabilità che ciascuno di noi ha. Agiamo quindi per autopromuovere benessere e salute per esempio utilizzando il tanto discusso condom, per esempio scegliendo di fare il test hiv, per esempio segnalando quando questo sembra essere effettuato con modalità non in linea con quanto stabilito dalla legge italiana…test anonimo, gratuito, preceduto e seguito da attività di counselling.

Sitografia
http://www.corriere.it
http://www.esserebenessere.it
http://www.adnkronos.com
http://www.asca.it
http://www.vitadidonne.it
integrazione con relazione convegno “Accesso al test hiv e modalità di accesso” del 17 febbraio 2010

8° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione «I media tra crisi e metamorfosi»

Presentazione

Il 19 novembre 2009 è stato presentato a Roma, presso il Senato della Repubblica – Palazzo Giustiniani – da Giuseppe Roma, Direttore Generale del Censis, e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, l’ottavo Rapporto sulla comunicazione che prosegue il monitoraggio dell’evoluzione dei consumi mediatici in Italia, misurati nell’arco di un decennio.

La crisi economica mondiale che stiamo attraversando ha accelerato il processo di trasformazione del sistema dei media già in atto, modificandone alcune direttrici, e determinando metamorfosi inattese, secondo il paradigma della moltiplicazione e integrazione dei media, con l’assottigliamento dei confini tra i mezzi e tra i generi della comunicazione.

Il Rapporto si focalizza anche su tre questioni di grande rilevanza e attualità.

  • la moltiplicazione degli usi della televisione;
  • l’informazione e la fiducia riposta dal pubblico nei media;
  • l’affermazione di un nuovo paradigma nell’uso dei media, rispecchiato dalla crescita esponenziale degli utenti di Facebook e degli altri social network.

Alcuni dati.

Tra il 2001 e il 2009 è in crescita la diffusione di tutti i mezzi di comunicazione.

Aumentano gli utenti di Internet (+26,9%) e dei telefoni cellulari (+12,2%), ma anche la radio fa un grande balzo in avanti (+12,4%), così come crescono, anche se di poco, i lettori di libri (+2,5%) e di giornali (+3,6%), e la stessa televisione raggiunge praticamente la quasi totalità degli italiani (+2%).

Gli utenti della Tv arrivano a quota 97,8% della popolazione, ilcellulare sale all’85%, la radio all’81,2%, i giornali al 64,2%, i librial 56,5%, Internet al 47%.

Si rileva l’espansione dei media gratuiti e la sostanziale battuta d’arresto di quelli a pagamento (ad eccezione della Tv digitale). Mentre l’uso complessivo del telefono cellulare rimane pressoché stabile tra il 2007 e il 2009 (con un leggero calo dall’86,4% all’85% della popolazione). Cresce, invece, l’uso del cellulare nelle sue funzioni di base (dal 48,3% al 70%), mentre quelle più sofisticate e costose sono diminuite: lo smartphone è sceso dal 30,1% al 14,3%, il videofonino dall’8% allo 0,8%.

Il telefonino appare dunque un bene a cui non si può rinunciare neanche in tempi di crisi; ma qualcosa si può risparmiare, p. es. inviando qualche sms in più ed evitando di connettersi a Internet con i costosissimi servizi wap.

Quanto alle nuove forme di Televisione, esse sono entrate a far parte delle abitudini degli italiani. Negli ultimi due anni l’utenza della Tv satellitare passa dal 27,3% al 35,4% della popolazione e il digitale terrestre raddoppia il suo pubblico (dal 13,4% al 28%), benché la chiusura del segnale analogico abbia interessato finora solo alcune zone del territorio nazionale. La Tv via Internet triplica la sua utenza, passando dal 4,6% al 15,2%, e la mobile Tv interessa già l’1,7% della popolazione. Il 60,7% di chi guarda la Tv digitale (satellitare o terrestre) ha sottoscritto un abbonamento, soprattutto per guardare le partite di calcio e gli eventi sportivi in esclusiva (31,2%), i film in prima visione (24,8%), i cartoni animati per i bambini (13%).

Ormai si rinuncia alla carta stampata: negli ultimi due anni la lettura dei quotidiani a pagamento passa dal 67% al 54,8%. Questo dato riguarda l’utenza complessiva (cioè delle persone che leggono un quotidiano almeno una volta la settimana). L’utenza abituale(cioè delle persone che lo leggono almeno tre volte la settimana) passa dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. La flessione non è certo compensata dall’aumento della diffusione della “stampa libera” (free press), che rimane pressoché stabile (passando dal 34,7% al 35,7%). La lettura, anche occasionale, dei settimanali coinvolge il 26,1% degli italiani (-14,2% rispetto al 2007) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%). In leggera flessione anche la lettura dei libri, che raggiungeva il 59,4% della popolazione nel 2007, per scendere al 56,5% nel 2009.

Per finire:

l’impiego di Internet è passato dal 45,3% (2007) al 47% della popolazione. Per quanto riguarda i quotidiani on line, si registra una flessione (dal 21,1% al 17,7%) non certo riconducibile a motivi economici, bensì all’evoluzione degli impieghi della rete (si pensi ai portali che pubblicano anche notizie di cronaca e di costume, a link e finestre informative aperte nei blog ecc.).

Il numero delle persone che hanno un rapporto esclusivo con imedia audiovisivi (radio e Tv) rimane praticamente stabile (26,4%), mentre diminuiscono quanti hanno una «dieta mediatica» basata al tempo stesso su mezzi audiovisivi e mezzi a stampa (dal 42,8% al 24,9% tra il 2006 e il 2009). La somma dei due gruppi rappresenta il totale di quanti non hanno ancora colmato il digital divide, la cui soglia si collocava nel 2006 al 71% e scende oggi al 51,3% della popolazione.

Nasce tuttavia una nuova forma di divario (il press divide) tra quanti contemplano nelle proprie diete i media a stampa e quanti non li hanno ancora o non li hanno più; nel 2006 il 33,9% degli italiani non aveva contatti con i mezzi a stampa, nel 2009 si è arrivati al 39,3% (+5,4%). Ad aumentare negli ultimi anni l’estraneità ai mezzi stampati sono i giovani (+10%), gli uomini (+9,9%) e i più istruiti (+8,2%): proprio i soggetti da sempre ritenuti il traino della modernizzazione del Paese.

 

Fonte: Censis

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La Giornata nazionale del Teatro

Presentazione

Per la prima volta in Italia celebreremo nel 2010, e poi tutti gli anni, la giornata mondiale del teatro”. Ad annunciarlo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta a Palazzo Chigi il 19 novembre scorso e a cui hanno partecipato anche il sottosegretario con delega all’editoria, Paolo Bonaiuti, e il ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi.

La conferenza stampa è servita ad illustrare l’iniziativa della Giornata Nazionale del Teatro, istituita dal Governo con decreto delConsiglio dei Ministri del 6 novembre scorso e per presentare lo spot (ideato e realizzato da Pino Pietrolucci) dedicato allo spettacolo dal vivo, che andrà in onda negli spazi di comunicazione sociale delle reti RAI a partire da lunedì 23 novembre fino al 7 dicembre prossimo. In questo spot il sottosegretario Letta si offre nell’inedita versione di testimonial.

La decisione del Consiglio dei Ministri di celebrare la Giornata del Teatro il 27 marzo, aderendo così alla Giornata mondiale istituita a Vienna nel 1961 in occasione del 9° Congresso dell’Istituto Internazionale del Teatro, rappresenta da parte del Governo un segno di attenzione e riconoscimento nei confronti del teatro come momento importante del patrimonio culturale italiano.

“In questo modo il Governo intende puntare ancora di più i riflettori sul teatro, che, continuo a ribadire, è una risorsa strategica per il Paese, cui tutti dobbiamo guardare al di là di ogni contrapposizione ideologica nell’interesse della Nazione”. Ha sottolineato il ministro Bondi nel corso dell’incontro con la stampa.

Per programmare e organizzare gli eventi di questa giornata sarà costituito tra qualche giorno, un Comitato organizzatore, cui faranno parte anche l’Agis-Associazione Generale Italiana dello Spettacolo e l’ETI-Ente Teatrale Italiano.

“Grazie anche alla sollecita e premurosa attenzione del Sottosegretario Gianni Letta e alla comprensione del Ministro Giulio Tremonti, è stato possibile integrare il FUS in un delicato momento economico con risorse che permetteranno all’industria dello spettacolo di proseguire la sua attività”, ha commentato il ministro Bondi rispondendo ad una domanda sul Fondo Unicop per Spettacolo (FUS) da parte dei giornalisti presenti un sala stampa.

Per offrire un quadro più completo, questo dossier offre una scheda che illustra il ruolo dell’ETI – Ente Teatrale Italiano – e in particolare del dell’Osservatorio dello spettacolo e della Relazione annuale al Parlamento sull’utilizzazione del FUS.

 

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SALUTE: E’ arrivata l’Oncoguida

In versione cartacea e on line, l’Oncoguida è un servizio di informazione per i malati di cancro e le loro famiglie, i curanti, le istituzioni, gli amministratori sanitari e i volontari. E’ uno strumento per sapere a chi rivolgersi per indagini diagnostiche, trattamenti terapeutici, sostegno psicologico, riabilitazione, assistenza e per essere informati sui propri diritti.

L’informazione come prima medicina, una Oncoguida al servizio dei malati di cancro. Questo il tema centrale del Convegno “Parlare con i malati di cancro”, che si è svolto il 4 novembre scorso presso l’Istituto Superiore di Sanità alla presenza del Viceministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Prof. Ferruccio Fazio, e del Presidente dell’ISS, Prof. Enrico Garaci.

Oncoguida è uno strumento che risponde alle esigenze più comuni dei malati di cancro, dei loro famigliari ed amici, per identificare rapidamente le strutture italiane specializzate nella diagnosi e cura dei tumori.
La guida consente di trovare, in modo semplice, nome ed indirizzo della struttura sanitaria da contattare per trovare risposta alle domande più comuni per i pazienti oncologici riguardanti la diagnosi, le terapie (chirurgia, chemio-terapia, radioterapia etc.), ma anche assistenza e sostegno psicologico.
La guida consente, inoltre di individuare le associazioni di volontariato, gli hospices (strutture per l’assistenza ai malati terminali), i centri di riabilitazione e per la terapia del dolore, presenti sul territorio nazionale.

Oncoguida, nata come progetto di AIMaC in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, è frutto della sinergia tra volontariato, istituzioni sanitarie e società scientifiche. È stata realizzata nell’ambito della campagna di comunicazione del Ministero della Salute “Con il malato, contro il tumore” con l’obiettivo di costituire una fonte unica e sempre aggiornata di informazione a disposizione del pubblico e degli addetti ai lavori.
La guida, realizzata da AIMaC (Associazione Italiana Malati di Cancro), ISS e Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, con la collaborazione delle Società scientifiche, è consultabile on line ma sarà presto disponibile anche in versione cartacea.

Alla pagina www.oncoguida.it è possibile consultare la versione on line dell’Oncoguida. Qui è possibile effettuare la ricerca in due modi diversi:
– Ricerca avanzata
– Ricerca per prestazione, che si divide in quattro aree tematiche: Terapia, Assistenza, Diagnostica e Crioconservazione.

“Sono le Pagine Gialle dell’oncologia – ha spiegato il prof. Garaci, Presidente dell’ISS – con 20.000 indirizzi in tutta Italia divisi per Regione e tipologia di struttura: ospedali, associazioni di volontariato, organizzazioni no profit per sapere a chi rivolgersi per diagnosi, trattamenti terapeutici, sostegno psicologico, riabilitazione e assistenza. Uno strumento prezioso per far valere i propri diritti e scegliere dove farsi curare”.
“Oggi abbiamo gli strumenti per poter valutare, con le “stellette”, l’appropriatezza clinica delle struttura e delle liste di attesa”, ha spiegato il Prof. Fazio, aggiungendo che “ora l’impegno è proprio quello di certificare, come Ministero, questo motore di ricerca, in modo da poter dare un valore aggiunto e presentare il prossimo anno una guida con le stellette”.
Con riferimento al tema del volontariato, il Viceministro ha precisato che “le azioni dei volontari spesso frustrati da un ruolo non riconosciuto, devono diventare parte integrata, certificata del Servizio Sanitario Nazionale. Bisogna sistematizzare la loro presenza nei reparti delle strutture ospedaliere”.

“Nell’ultimo anno in Italia si sono registrati circa 170 mila decessi per cancro. I tumori rappresentano la seconda causa di morte nel nostro Paese. A fronte di questi dati, che giustificano da soli l’attenzione che le Istituzioni devono riservare al tema delle malattia oncologica, si registra da parte dei cittadini una sempre maggiore richiesta di informazione”.
Lo spiega il Direttore generale della Direzione comunicazione e relazioni istituzionali del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, avv. Daniela Rodorigo. “Nell’ambito della propria attività di comunicazione sui tumori, le Istituzioni sono quindi chiamate a svolgere il loro ruolo tenendo sempre ben presenti due obiettivi primari: garantire al cittadino la compiutezza e la scientificità delle informazioni ed assicurare l’umanizzazione della comunicazione soprattutto nel rapporto medico-paziente.
Per migliorare l’efficacia della propria comunicazione il Ministero è impegnato da anni a costruire un sempre più saldo e innovativo rapporto con il mondo dell’associazionismo. L’obiettivo è quello di coinvolgere le maggiori associazioni di volontari e di pazienti nella definizione della strategia di comunicazione delle campagne da realizzare e di delegarle nella realizzazione di specifiche iniziative di sensibilizzazione sul territorio.


www.ministerosalute.it
www.oncoguida.it

 

fonte: www.nonprofitonline.it

SPECIALE INTEGRAZIONE SCOLASTICA

a cura di Ilaria Vacca

 bambini diversi convivono nella comunità scolastica

LA SITUAZIONE ATTUALE

VADEMECUM SULL’INTEGRAZIONE A SCUOLA

LE LINEE GUIDA PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA

MAMMAMARINA CI SPIEGA LE LINEE GUIDA

LA PAROLA AL CIIS (Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno)

COME SI CONSEGUE L’ABILITAZIONE PER L’INSEGNAMENTO DI SOSTEGNO

LINK UTILI

L’ASSOCIAZIONE GENITORI TOSCANA RISPONDE

fonte:http://www.disabili.com/scuola-a-istruzione/19292-speciale-integrazione-scolastica-home

Lettera all’Italia infelice

di Roberto Saviano

Alcuni stralci del testo dello scrittore. L’intera lettera di Saviano è pubblicata su “L’Espresso” in edicola da venerdì 16 ottobre.

Foto di Mario Spada sul set di “Gomorra”

Se la libertà è divenuto tema di dibattito continuo, quasi ossessivo in Italia vuole dire che qualcosa non funziona. Verità e potere non coincidono mai e quello che sta accadendo in questi giorni lo dimostra. Ci sono lezioni che non si imparano, disastri naturali che si ripetono come se la storia non ci avesse insegnato nulla e sacrifici di persone che hanno lottato per rendere questo Paese migliore che vengono dimenticati se non ignorati o peggio insultati. Qualcosa non funziona perché non si vuole capire quello che è accaduto e che quello che avviene tutti i giorni: non si racconta il presente, non si analizza il passato, tutto diventa polemica, dibattito sterile; tutto si avvita in un turbine di gelosie e di guerre tra bande. La folla di piazza del Popolo mi ha stupito, stordito, emozionato. Non sapevo cosa dire: quella che avevo davanti era una testimonianza incredibile, non ero più abituato a vedere tanti volti e tanto sole. Da quando tre anni fa sono stato messo sotto protezione e costretto a vivere con la scorta non avevo mai potuto sentire un vento di speranza così forte.

Alla gente in Italia non interessa la libertà di stampa, non si preoccupa per il fatto che sia stata offuscata e minacciata da quello che sta accadendo: la libertà di stampa non è importante perché non la si considera necessaria e utile al proprio quotidiano. Non capiscono quello che stanno rischiando, quanto possono perdere. Se ne accorgeranno solo quando riusciranno a vedere con occhi diversi e comprenderanno che oggi sulla maggioranza dei media la vita non viene raccontata ma rappresentata. Ricostruita secondo luci e dinamiche che la rendono finta. Verosimile ma lontana dal reale: come quelle foto ritoccate al computer per cancellare le imperfezioni, far sparire le rughe, il peso del tempo e gli acciacchi del divenire fino a rendere un’immagine diversa delle persone che così rinunciano persino a specchiarsi. Ci viene raccontata un’Italia allegra, il Paese del bel mangiare e delle belle donne. Ci viene imposto il modello di un Paese spensierato, in fila per partecipare alla fortuna milionaria delle lotterie e per vincere un posto in un reality show. Ma l’Italia oggi è profondamente infelice e triste. Vive nella cattiveria di una guerra per bande generalizzata, di un sistema animato dalle invidie. E la nostra percezione è così lontana dalla realtà da impedirci anche di renderci conto dell’infelicità.

Ho sempre dentro il racconto di un immigrato africano che incontrai a Castel Volturno prima delle riprese del film “Gomorra”: “La cosa che odio degli italiani è la loro gelosia, quell’invidia cattiva che hanno nei confronti di chiunque riesca ad ottenere qualcosa. Quando in Francia lavori molto, riesci a guadagnare e puoi comprarti una bella macchina, ti guardano riconoscendo il risultato. Dicono: “Quanto ha faticato per farcela”. Invece quando in Italia ti vedono al volante della stessa auto senti subito che ti stanno dicendo “Stronzo bastardo”. Non si pongono nemmeno la domanda su quanti sacrifici hai fatto, scatta subito una gelosia che si trasforma in odio. Questo accade solo nei paesi dove i diritti divengono privilegi, e quindi dove il nemico non è il meccanismo sociale che ha permesso questo, ma bensì chi riesce ad avere quel diritto. Una guerra tra vicini ignorando i responsabili del disastro. Questo si combatte solo raccontando quello che non va, perché solo raccontando la realtà di quest’Italia arida si potrà sconfiggere l’infelicità: la libertà di stampa è utile per essere felici.

L’assenza di serenità ci porta a rinunciare alla libertà di stampa. Sapere che la replica al proprio “lavoro non sarà una critica, ma un’offesa o un attentato alla sfera privata spinge ad autocensurarsi, convince a non attaccare qualunque autorità, rende schiavi di ogni potere. Dopo l’editoriale di Augusto Minzolini sul Tg1 mi sono chiesto se si rendesse conto di quello che stava facendo. Avrei voluto dirgli che manifestare per la libertà di stampa significava manifestare anche per lui, anche per il suo futuro: un futuro in cui se si potrà ancora parlare del potere, se lo si potrà criticare è perché qualcuno ha lottato per renderlo possibile. Si è scesi in piazza anche per lui, perché lui domani possa continuare a dire quello che dice oggi anche se dovesse cambiare il potere che difende le sue parole.

Fare il politico oggi nell’immaginario è fare il lavoro più semplice e comodo. Mi vengono alla mente le famiglie meridionali in cui il figlio più intelligente fa l’imprenditore e quello incapace il politico. Invece la politica dovrebbe essere una responsabilità pesante e difficile, un mestiere duro. Capisco il fastidio che può avere un politico a essere esaminato nella sua vita privata, ma questo è l’onere della sua missione, fa parte della democrazia. Oggi bisogna ricalibrare l’immaginario del politico, ritornare a una figura che fa una vita dura e poco divertente. La politica come servizio al Paese e ai cittadini, non come privilegio. La politica è vivere nella difficoltà. Penso al rigore morale di Enrico Berlinguer, Giorgio Almirante e Giorgio La Pira, restano figure di servizio alle istituzioni, nonostante i loro ideali e la loro fede religiosa.

Sono cresciuto al fianco di uomini di destra che non avrebbero mai sopportato questo clima di intimidazione e crudeltà, così come ormai la divisione e la rivalità sono così diffuse che impediscono alla sinistra ogni forma di aggregazione vera. Ogni possibilità di parlare al cuore delle persone. Oggi invece chi racconta cose scomode, chi descrive la realtà infelice dell’Italia viene accusato dalle massime autorità politiche di gettare discredito sul Paese agli occhi del mondo… Raccontare la realtà non significa infangare il proprio Paese: significa amarlo, significa credere nella libertà. Raccontare è l’unico dannato modo per iniziare a cambiare le cose”. [Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency.]

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