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Selezione di mediatori linguistico culturali in Provincia di Lecce

L’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce ha emanato in data 04/05/2010 un Avviso Pubblico per la selezione di 10 mediatori linguistico culturali da inserire nel progetto “On The Road – Unità di Strada per Migranti e Rifugiati” finanziato dalla Regione Puglia con Fondi PO FESR 2007 – 2013 – Asse III. Linea 3.2, azione 3.2.1

Il progetto “On The Road – Unità di Strada per Migranti e Rifugiati”   è promosso dall’Istituto di Culture Mediterranee in partenariato con UPTER, Università Popolare di Roma; CIR, Consiglio Italiano per i Rifugiati; LILA, Lega Italiana Lotta contro l’AIDS e Centro Studi Kairos ed ha come finalità:

– fornire servizi di mediazione culturale per favorire l’esigibilità dei diritti delle persone immigrate, contrastando gli atteggiamenti e le prassi, espliciti o larvati, che ne limitano il pieno accesso ai servizi di base e al lavoro;

– attuare modalità innovative di contratto con i migranti, che possano consentire il raggiungimento di coloro che per varie ragioni non possono o non vogliono rivolgersi ai servizi presenti sul territorio;

– sensibilizzare la cittadinanza alle “nuove diversità” affinché ci si avvii verso la costruzione di una società multietnica e interculturale, in cui gli immigrati possano fruire delle medesime opportunità dei cittadini italiani, e questi ultimi, a loro volta, possano vieppiù percepire un clima di maggiore sicurezza determinato dal rispetto delle regole e dalla esigibilità dei diritti.

Per rispondere alle finalità innanzi illustrate, l’Istituto di Culture Mediterranee intende selezionare professionalità per il conferimento di incarichi di collaborazione esterna o a progetto per 10 Mediatori Linguistico Culturali.
Gli interessati potranno inoltrare la propria istanza di partecipazione secondo lo schema tipo Allegato A) da far pervenire a mano, presso l’Ufficio Protocollo, oppure a mezzo servizio postale con raccomanda A/R, entro trenta giorni dalla pubblicazione (termine perentorio di ricevimento all’ufficio protocollo o di partenza della raccomandata) del presente avviso all’Albo Pretorio della Provincia di Lecce e sul sito internet, e quindi entro le ore 14,00 del 3 giugno 2010 al seguente indirizzo: Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce – Via Umberto I° n. 13 – 73100 Lecce.
Per visualizzare il bando integrale e lo schema di domanda (Allegato A), collegarsi al sito istituzionale della Provincia di Lecce e dell’Istituto di Culture Mediterranee.

Scarica i documenti al link http://www.sportelloimmigrazione.net/blog/?p=231 

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PALASCìA | l’informazione migrante

Era il 1° marzo 2010…sono passati una decina di giorni dall’uscita della prima rivista interculturale salentina 

“Palascìa_l’informazione migrante”. 

Niente è casuale. Palascìa ha giocato sulla ricorrenza del numero ordinale “prima/o”, così, il quadrimestrale d’intercultura è stato presentato e distrubuito a Lecce proprio in occasione della prima giornata internazionale dello sciopero dei migranti. Il progetto editoriale, ideato e realizzato da Métissage Società Cooperativa Sociale  vincitrice del Bando Principi Attivi 2008 della Regione Puglia, si propone di offrire spunti e nuovi stimoli connotando così il Salento come autentico luogo di accoglienza e di scambi.

Palascìa è il faro di capo d’Otranto, simbolo del Salento, punto più a est d’Italia, primo bagliore segno di terra promessa dell’immigrazione salentina: indiscutibilmente simbolo delle mille convivenze della nostra Regione. La rivista “Palascìa_l’informazione migrante” si propone di dar voce alle comunità di stranieri presenti sul territorio, di offrire spunti di riflessione e possibilità di scambio culturale tra i nativi e i migranti. La rivista, inoltre, dedicherà ampio spazio ad articoli in lingua straniera per contribuire non ad un generico quanto improbabile incontro, ma, ad un impegnativo dialogo tra individui portatori di culture all’interno di contesti sociali e politici concreti.

Palascìa vuole essere, quindi, uno strumento d’informazione, approfondimento e riflessione per affrontare i processi di métissage -mescolanza, scambio, contaminazione- che si formano spontanei nelle interazioni sociali.
 
 Ogni numero della rivista tratterà tematiche utili al confronto e alla crescita per l’intera comunità. Inoltre, i dossier, allegati approfondiranno problemi attuali. Ci sarà poi una sezione dedicata alle informazioni: dai numeri utili agli orari di ricevimento dei principali uffici, oltre ai bandi istituzionali che mirano ad incentivare l’attivismo. Spazio anche all’arte e alla cultura con le rubriche e con il wall che, nasce staccabile per diventare parte dei luoghi in cui viviamo.
Il primo numero, dal titolo “Siete voi il nostro futuro”, propone un viaggio nella Puglia migliore delle politiche giovanili regionali, fornendo una carrellata sui progetti vincitori del bando Principi attivi; e poi un dossier sul lavoro che affronta e smantella una questione molto abusata e basata su un luogo comune falso e discriminatorio secondo cui “Gli immigrati ci rubano il lavoro?”.  All’interno anche un bando di concorso per riscoprire il gusto della narrazione per bambini “Il mondo racconta”, uno spazio dedicato al terzo settore salentino e alle realtà associative dei migranti, le news della cooperativa Mètissage, tante storie da conoscere e i preziosi contributi di Tonio Dell’Olio e Mauro Biani.
Palascìa_l’informazione migrante è in distribuzione gratuita nei punti in vista della città oppure può essere richiesta inviando una mail alla Mediatrice Interculturale Rosa Leo Imperiale rosisalentu@yahoo.com 
Prenota anche tu la tua copia!

Incontro antirazzista presso libreria Ergot

Da molti anni il nostro paese non viveva una crisi, politica, sociale ed economica, così profonda e devastante.
Una crisi che ha avuto, tra le altre conseguenze, il riemergere di pratiche e atti razzisti che pensavamo oramai consegnati al giudizio della storia.
Il governo delle destre, la relativa risonanza dei media e la quasi totale assenza di concrete politiche di interazione sociale ad opera delle sinistre di governo negli anni precedenti, hanno fatto sì che nel paese si diffondesse una rapida e preoccupante deriva razzista e xenofoba.
le esigenze e le problematiche sociali poste da uomini e donne, costretti alla marginalità e all’esclusione sociale, hanno trovato risposta solo in dinamiche di criminalizzazione, persino giuridicamente sancite (decreto 733, noto come “decreto sicurezza”).

In opposizione alla regressione civile e politica in atto, alcune realtà associative – come anche singoli individui – si sono sentite, già nel giugno dell’anno scorso, “chiamate” ad esserci, a “fare qualcosa”, a ricompattarsi, costituendo anche a Lecce, come in altre zone d’Italia, una Rete Antirazzista a cui hanno aderito sino ad oggi 24 associazioni.

per non essere spettatori silenziosi di una situazione che di giorno in giorno degenera sempre più, per cercare di porre un freno al dilagare del razzismo e prospettare un possibile percorso radicalmente alternativo fatto di confronto e partecipazione democratica, vi invitiamo ad essere presenti all’ incontro che avrà luogo

GIOVEDI’ 22 OTTOBRE

ALLE ORE 16.30
PRESSO LA LIBRERIA ERGOT

(a Lecce piazzetta Falconieri nei pressi di Porta Napoli)

Al fine di avere un confronto quanto più ampio e partecipato possibile,
vi invito ad inoltrare questa mail ai vostri contatti (singoli, associazioni) interessati al tema.

Katia Lotteria,
Comitato per la difesa dei diritti degli Immigrati

Anche noi siamo stati stranieri

ARRIGO LEVI
La Stampa ha pubblicato negli ultimi giorni due storie esemplari: quella dell’avvocato Loredana Ionita, romena residente a Torino, dove si è trasferita otto anni fa, e dove ha fatto, anche da clandestina, quattro mestieri, compreso quello di badante, prima di veder riconosciuti i titoli di studio che aveva conseguito nel suo Paese e di venire iscritta all’Ordine degli Avvocati torinese. E quella di Massimo Tagliati, che in Piemonte è giunto quarant’anni fa dal Veneto.

Non sapeva l’italiano, ma solo il suo bel dialetto, e la sua prima maestra lo cacciò di classe definendolo «un selvaggio». Ha «lottato con caparbietà» per arrivare a essere accettato, ora fa un lavoro dignitoso e si è fatto una famiglia e degli amici.
Commentando questa lettera, Mario Calabresi ha osservato che il tema dell’integrazione «sta diventando il più sentito dai lettori, quello che appassiona e divide di più». Lo è, e non da ieri, ma da diversi decenni.
Torino è stata, nel ricco Nord-Ovest, forse ancor più di Milano, l’«America» per moltitudini di emigranti venuti dalle regioni più povere d’Italia, e poi del mondo. Prima dei meridionali furono i contadini veneti, fin dagli Anni Trenta, a venire a cercare la fortuna nella città dell’auto. Questo giornale, fedele alla vocazione democratica e liberale sua e della città, ha sempre svolto un ruolo responsabile nel favorire il processo di «integrazione» dei nuovi arrivati, non sempre facile in una società dalla forte identità e piuttosto orgogliosa delle sue tradizioni; ma sempre assai civile (ricordate quando si pubblicava in pagina di cronaca la «Posta Nord-Sud»?).

Un fenomeno che divide
«Integrazione» è parola corretta. Ma non esprime la drammaticità e complessità di un fenomeno che ancora «divide», oggi forse più che mai. L’Italia non conosceva afflussi di massa di popolazioni straniere dai tempi delle invasioni barbariche; e solo da pochi anni, ultima tra le grandi nazioni dell’Europa ricca, è diventata la meta di moltitudini di emigranti in cerca di fortuna. Molti di loro, per lo più, sono decisamente «abbronzati». E anche se sappiamo bene, o dovremmo sapere, che i nuovi arrivati sono essenziali per la crescita della nostra economia e del nostro benessere, molti di noi rimangono turbati e offesi dal contatto con tanti «diversi».
Nel libro di terza elementare di mio nonno (nato nel 1858), che veniva ancora conservato nella biblioteca di casa, noi ragazzi leggevamo, trovandolo molto divertente, un dialogo tra padre e figlio che diceva così: «Padre, ieri mi venne veduto un uomo nero. Figlio, quell’uomo è un negro. Padre, ma io ho paura. Figlio, ma anch’egli è figlio di Dio». Noi, all’epoca, gli uomini neri li avevamo visti solo nei film americani, dove la loro parlata veniva doppiata con un accento che faceva ridere. Gli unici «non bianchi» che conoscevamo erano i cinesi che vendevano «clavatte una lila» agli angoli delle strade, e non facevano paura.
Poi, nel corso della mia vita (sono stato emigrante anch’io) ho incontrato tante dure realtà di immigrati, o di «diversi», che aspiravano a «integrarsi», a essere riconosciuti come eguali, e che venivano visti con paura o con disprezzo.

Il dramma degli immigrati
Non ho l’età per avere assistito al grande dramma della nostra emigrazione disperata nelle Americhe, ma non l’ho certo dimenticato, come l’hanno dimenticato la maggior parte dei miei compatrioti: cosa di cui non so capacitarmi. Ma non vi rendete conto che il dramma odierno degli immigrati in Italia era stato prima il nostro identico dramma? E che buoni cristiani siete, per disprezzare «lo straniero che vive in mezzo a noi», invece di amarlo, come prescrive duramente la vostra fede?
Ho assistito personalmente, come inviato, nel «profondo Sud» del Mississippi, alle drammatiche giornate dell’autunno 1964, quando la rivoluzione negra faceva i primi passi timorosi, quando i giovani bianchi venuti dal Nord per aiutare i negri a iscriversi per il voto nelle elezioni presidenziali (vinse Johnson) rischiavano a ogni passo di venire ammazzati.
E ne vennero ammazzati tre. Che atmosfera spessa di odio e di paura si respirava a Jackson, soltanto per essere uno straniero bianco, quindi amico dei negri! La rivivo ogni volta che rivedo quel grande film che è Mississippi burning. Quanto lontana, inimmaginabile la meta della parità. Impensabile che dopo mezzo secolo l’America avrebbe eletto un negro Presidente.
L’integrazione è difficile in ogni Stato, in ogni condizione. Perfino in Israele, i profughi delle ondate nordafricana o russa faticano ancora a essere considerati uguali dagli «olim» europei delle prime ondate. E nelle civilissime Francia e Inghilterra si hanno le «rivolte dei ghetti». A maggior ragione bisogna saper favorire, con accortezza e generosità d’animo, nell’interesse loro e nostro (la civiltà nasce da tanti incroci tra genti diverse), l’integrazione dello «straniero che vive in mezzo a noi». Perché anche noi fummo stranieri in terre ostili e lontane.

fonte: www.lastampa.it

SANITA’. Denuncia immigrati, medici: “E’ incostituzionale”

Tutte le sigle sindacali dei medici hanno diffuso oggi un comunicato congiunto in cui denunciano la gravità delle conseguenze dell’obbligo di denuncia degli immigrati clandestini. La norma, inserita nel ddl sicurezza, inoltre è in contrasto con l’art. 32 della Costituzione.

I medici insorgono contro l’obbligo di denuncia degli immigrati clandestini, contenuto nel ddl sicurezza approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera. “Con l’approvazione in Senato di un emendamento presentato dalla Lega Nord al ddl sicurezza – si legge in un comunicato congiunto delle sigle sindacali dei medici (Anaao Assomed, Cino Asmd, Aaroi, FP Cgil Medici, Fvm, Federazione Cisl Medici, Fassid, Fesmed e Federazione medici Uil) – è stato abrogato il comma 5 dell’articolo 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 Testo unico di disciplina dell’immigrazione” secondo il quale “l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.

Si denuncia, dunque, il fatto che, se dovesse passare questa norma, i medici saranno obbligati a denunciare le cure agli stranieri, non considerando più il segreto professionale né le norme deontologiche per cui “i doveri del medico rivolti alla tutela della salute dell’uomo” devono essere esercitati “in condizioni di uguaglianza”. Il Codice deontologico del 2006, inoltre, prevede “il diritto inalienabile del medico ad esercitare la professione in modo libero ed indipendente, secondo le sue conoscenze scientifiche ed i propri valori etici; le clausole sul segreto professionale e sulla riservatezza dei dati personali; una generale e trasversale clausola di coscienza che informa l’attività del medico”.

Se dovesse diventare legge, il dovere di riferire all’autorità giudiziaria supererà il segreto professionale e queste norme deontologiche. “In linea generale – spiega il comunicato dei medici – non è possibile per i medici sollevare obiezione di coscienza, in quanto si può ricorrere a tale prerogativa solo nei casi in cui è espressamente prevista dalla legge”.

Le nuove disposizioni riducono quindi la tutela del diritto alla salute degli extracomunitari, “costituzionalmente garantito ad ogni individuo indipendentemente dallo stato giuridico, ma anche sul piano della sicurezza sociale”. I medici sono preoccupati anche della conseguente “marginalizzazione di gran parte dei cittadini extracomunitari” che probabilmente saranno costretti a ricorrere ad un “sistema sanitario parallelo sottratto da ogni regola e controllo, ingenerando situazioni di pericolo per la salute collettiva”. Ci sarà, infine, un carico di lavoro per il medico che deve denunciare “evitando ogni ritardo” altrimenti sarà accusato di omissione.

In sintesi, secondo i medici, il quadro normativo in esame presenta un evidente profilo di incostituzionalità per contrasto con l’articolo 32 della Costituzione – in base al quale “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività” – in quanto le esigenze di ordine pubblico, che hanno indotto il Governo a presentare il ddl in esame, non appaiono adeguatamente bilanciate agli altri valori garantiti dalla Carta Costituzionale, che sono posti in grave pericolo.

fonte: www.helpconsumatori.it