LA PAROLA ALLE DONNE per ITINERARI ROSA
questa sera Venerdì 26 marzo 2010 dalle 21.00 c/o Caffè Letterario Lecce

Una donna è figlia, sorella, moglie, madre…una semplice appendice della razza umana.
[Richard Steel]

Ci sono donne che cambiano il mondo, ogni giorno. Tante…alcune note, altre sconosciute;  alcune in silenzio e altre urlando.  Abbiamo voluto dare voce a tutte, a quelle che hanno avuto la forza di rivoluzionare il proprio destino e a quelle che fanno qualcosa ogni giorno.  Questa iniziativa è un viaggio al femminile…per chi lo interpreta e per chi lo ascolta e lo guarda.

VIDEO STREET | proiezione c/o Caffè Letterario | 26.03 dalle h. 21.00
“Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.” (W. Shakespeare)
Che cosa significa esser “donna”? Abbiamo incontrato tante donne, percorrendo le strade della nostra città, dal centro storico alla  periferica 167/A, tante voci di donne. Sogni, giudizi, idee, denunce, occhi che brillano…ve ne offriamo un piccolo spaccato. Un VIDEOSTREET  di DONNE che “SI RACCONTANO”, semplicemente.

LOCANDINE “LA PAROLA ALLE DONNE” | esposizione al Caffè Letterario dal 26 marzo al 02 aprile 2010
“Date alle donne occasioni adeguate ed esse possono fare tutto.“  (O. Wilde)
Cosa hanno in comune Madre Teresa di Calcutta e Naomi Klein, Maria Montessori e Eugenie Harvey. Esser donne, donne particolari che con il loro contributo hanno cambiato il mondo. Leggendo la loro biografia, prendiamo spunto per  riflettere e mettere alla prova anche il nostro coraggio, la nostra creatività, la voglia di cambiare, per seguire l’esempio o semplicemente rafforzare la voce di queste donne straordinarie.
 
READING tra storie di vita e racconti | c/o Caffè Letterario |26.03 dalle h. 21.00 | a cura di Ippolito Chiarello.
Le Madri di Plaza di Mayo, a loro è dedicata la prima lettura di Ippolito. A loro che sono diventate ormai un’istituzione, un esempio, un simbolo. Sono l’emblema dell’amore materno che vince ogni ostacolo, non si placa, non si arrende. Sono la forza, la costanza, la pazienza di lottare, combattere, chiedere giustizia. Sono le mamme dei desaparecidos, di quella moltitudine di ragazzi scomparsi nelle fauci della dittatura, sequestrati, arrestati, mai processati, svaniti. Nel nulla.

L’iniziativa è promossa in collaborazione con Caffè Letterario
per info | info@centrostudikairos.com – 0832.246800

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LA PAROLA ALLE DONNE per ITINERARI ROSA…percorsi al femminile | Venerdì 26 marzo 2010 dalle 21.00

LA PAROLA ALLE DONNE | invito/segnalibro

CITTA’ DI LECCE | Assessorato alla Cultura
& CENTRO STUDI KAIROS presentano 

LA PAROLA ALLE DONNE per ITINERARI ROSA…percorsi al femminile

Ieri 23 marzo 2010, nonostante il grigiore del cielo e degli animi per la perdita dell’amico Michele Frascaro, abbiamo girato nel bellissimo centro storico leccese arrivando poi nella periferica 167/A raccogliendo voci di donne…le loro idee relative all’esser donna, i loro sogni, le piccole e grandi difficoltà che come donne vivono. Voci, pensieri, denunce raccolti in un VIDEOSTREET con e di DONNE che “SI RACCONTANO”. Il videostreet verrà proiettato nella serata del 26 marzo 2010 durante la manifestazione organizzata dal nostro Centro Studi Kairòs per Itinerari Rosa.  

 

Ti invitiamo così il 26.03 c/o Caffè Letterario dalle 21.00 | sono previste
VIDEOSTREET | la parola alle donne
MOSTRA FOTOGRAFICA | percorsi al femminile
in esposizione dal 26 marzo al 02 aprile 2010
READING tra storie di vita e racconti | a cura di Ippolito Chiarello 

 

L’iniziativa è promossa in collaborazione con Caffè Letterario di Lecce

per info | info@centrostudikairos.com – 0832.246800

Ti aspettiamo…

  

  

Esce oggi al cinema “MINE VAGANTI”

Finisce così il conto alla rovescia, finisce con l’uscita al cinema dell’atteso “MINE VAGANTI”. E’ l’ultimo film del regista italo-turco Ozpetek, girato interamente a Lecce, racconta storie che non sempre siamo a abituati a vivere…quelle tra figli gay e genitori omofobi.

PALASCìA | l’informazione migrante

Era il 1° marzo 2010…sono passati una decina di giorni dall’uscita della prima rivista interculturale salentina 

“Palascìa_l’informazione migrante”. 

Niente è casuale. Palascìa ha giocato sulla ricorrenza del numero ordinale “prima/o”, così, il quadrimestrale d’intercultura è stato presentato e distrubuito a Lecce proprio in occasione della prima giornata internazionale dello sciopero dei migranti. Il progetto editoriale, ideato e realizzato da Métissage Società Cooperativa Sociale  vincitrice del Bando Principi Attivi 2008 della Regione Puglia, si propone di offrire spunti e nuovi stimoli connotando così il Salento come autentico luogo di accoglienza e di scambi.

Palascìa è il faro di capo d’Otranto, simbolo del Salento, punto più a est d’Italia, primo bagliore segno di terra promessa dell’immigrazione salentina: indiscutibilmente simbolo delle mille convivenze della nostra Regione. La rivista “Palascìa_l’informazione migrante” si propone di dar voce alle comunità di stranieri presenti sul territorio, di offrire spunti di riflessione e possibilità di scambio culturale tra i nativi e i migranti. La rivista, inoltre, dedicherà ampio spazio ad articoli in lingua straniera per contribuire non ad un generico quanto improbabile incontro, ma, ad un impegnativo dialogo tra individui portatori di culture all’interno di contesti sociali e politici concreti.

Palascìa vuole essere, quindi, uno strumento d’informazione, approfondimento e riflessione per affrontare i processi di métissage -mescolanza, scambio, contaminazione- che si formano spontanei nelle interazioni sociali.
 
 Ogni numero della rivista tratterà tematiche utili al confronto e alla crescita per l’intera comunità. Inoltre, i dossier, allegati approfondiranno problemi attuali. Ci sarà poi una sezione dedicata alle informazioni: dai numeri utili agli orari di ricevimento dei principali uffici, oltre ai bandi istituzionali che mirano ad incentivare l’attivismo. Spazio anche all’arte e alla cultura con le rubriche e con il wall che, nasce staccabile per diventare parte dei luoghi in cui viviamo.
Il primo numero, dal titolo “Siete voi il nostro futuro”, propone un viaggio nella Puglia migliore delle politiche giovanili regionali, fornendo una carrellata sui progetti vincitori del bando Principi attivi; e poi un dossier sul lavoro che affronta e smantella una questione molto abusata e basata su un luogo comune falso e discriminatorio secondo cui “Gli immigrati ci rubano il lavoro?”.  All’interno anche un bando di concorso per riscoprire il gusto della narrazione per bambini “Il mondo racconta”, uno spazio dedicato al terzo settore salentino e alle realtà associative dei migranti, le news della cooperativa Mètissage, tante storie da conoscere e i preziosi contributi di Tonio Dell’Olio e Mauro Biani.
Palascìa_l’informazione migrante è in distribuzione gratuita nei punti in vista della città oppure può essere richiesta inviando una mail alla Mediatrice Interculturale Rosa Leo Imperiale rosisalentu@yahoo.com 
Prenota anche tu la tua copia!

LA PAROLA ALLE DONNE per ITINERARI ROSA | a cura del Centro Studi Kairòs

Presentato ieri il programma della rassegna del Comune di Lecce ITINERARI ROSA all’interno della quale è prevista l’iniziativa del nostro Centro Studi Kairos…
23.03 INCONTRO per le vie del centro e di periferia con DONNE che “SI RACCONTANO” & 26.03 c/o Caffè Letterario dalle 21.30 VIDEOSTREET | la parola alle donne – MOSTRA FOTOGRAFICA | percorsi al femminile reading ecc… A breve ulteriori aggiornamenti, per adesso non prendete impegni per il 23 e il 26 marzo!

CONTO ALLA ROVESCIA PER “MINE VAGANTI” L’ULTIMO FILM DI OZPETEC | di Viviana Bello

 

 

 

Mancano 10 giorni esatti all’uscita al cinema di “Mine vaganti”. L’ultimo film del regista italo-turco Ozpetek, girato interamente a Lecce, racconta storie che non sempre siamo a abituati a vivere…quelle tra figli gay e genitori omofobi.

Sembrava ieri quando dopo la torrida estate anche noi del Centro Studi Kairòs abbiamo inaspettatamente accolto i nuovi vicini di casa…regista e poi l’intero cast artistico e tecnico di “Mine vaganti”. Sembrava ieri quando affacciandosi in Corte dell’Idume non mancava di imbattersi nelle corse delle ragazzine e nelle loro voci. «E’lì che si gira oggi!». Poi gli sguardi e le ripetute passeggiate di curiosi,  appostati quasi naturalmente, fingendo di sorseggiare una bibita fresca al Caffè Italiano. Sembrava ieri sì, invece a febbraio il film ha già ricevuto consensi al festival di Berlino. Adesso è attesissimo dal pubblico del Tacco D’Italia, primo tra tutti da quello leccese.

“Mine vaganti” racconta di Tommaso, interpretato da Riccardo Scamarcio. Tommaso che nella vita sogna di fare lo scrittore è figlio di una famiglia titolare di un pastificio. Torna in Puglia per un breve soggiorno e decide di fare coming out rivelando così una volta per tutte la sua omossessualità alla sua famiglia allargata. Tenta di rivelarlo allora al padre, interpretato da Ennio Fantastichini; alla madre, interpretata da Lunetta Savino; alla sorella, nella persona dell’attrice Bianca Nappi; al fratello Antonio, interpretato da Alessandro Preziosi e poi ancora alla zia alla zia nubile, alcolista e un po’ ninfomane interpretata da un’invecchiata Elena Sofia Ricci. Infine la rivelazione tocca anche alla tanto amata nonna, nella persona di Ilaria Occhini.

Durante il tanto atteso coming out, quando finalmente Tommaso sente di potersi togliere quel fastidioso sassolino dalla scarpa, non mancano delle sorprese che lo costringono a prolungare il suo soggiorno nella città barocca. Qualcuno prima di lui crea scompiglio rivendo un’altra omosessualità…

Ad una prima rivelazione clamorosa non ne può far seguito un’altra, quella di Tommaso appunto, così  costretto a cambiare preferenze sessuali almeno all’apparenza e a farsi carico del pastificio di famiglia si cui poco gli importa. Le vicende continuano riservando così riflessioni e risate…

Diversi i messaggi lanciati dalla famiglia leccese -che però di leccese di sicuro non ha neanche l’accento- ma uno è quello che più degli altri vogliamo condividere, forse perché a lanciarlo è la stravagante nonna o forse perché racconta verità che in fondo tutti noi sappiamo anche se qualcuno per diverse ragioni non riesce ad agire…“Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre”.  

L’appuntamento quindi è al 12 marzo prossimo…non fosse altro per vivere o rivivere attraverso gli occhi dell’affermato regista il nostro salento, i suoi borghi, le marine, il calore della nostra gente. E poi saluteremo nuovamente il cast con “Sogno” singolo di Patty Bravo scelto da Ozpetek per i titoli di coda di “Mine vaganti”.

 

 

UNA FOTOGRAFIA SULLE MODALITA’ DI ACCESSO AL TEST HIV IN ITALIA | di Viviana Bello

Relazione convegno “Accesso al test hiv e modalità di accesso” del 17 febbraio 2010

In Italia test hiv completamente anonimi solo nel 37% dei casi. La gratuità garantita nel 76%. Il couselling pre e post test sembra essere opzionale, assicurato in non oltre 44,4% dei casi.

Sono questi alcuni dei dati presentati a Roma durante il convegno organizzato dall’Istituto Superiore della Sanità con la Consulta delle Associazioni per la Lotta contro l’AIDS dal titolo ACCESSO AL TEST HIV E MODELLI DI INTERVENTO tenuto il 17 febbraio scorso a Roma. Durante il convegno è stata presentata un’indagine dell’I.S.S. e della Consulta condotta in due anni di lavoro su 449 strutture presenti in ospedali, policlinici e Asl che aveva l’obiettivo di mettere in luce diversi aspetti legati al test hiv. La ricerca ha rimandato una fotografia del contesto italiano che non ha mancato di sorprendere i presenti.

ACCESSO AL TEST TRA I MINORENNI
Per quanto riguarda l’accesso al test hiv tra i minorenni, l’indagine condotta ha rilevato che ben il 22,5% dei Centri Diagnostico-Clinici italiani ha effettuato il test hiv senza dover ottenere il consenso dei genitori. Occorre però sottolineare che alla domanda facoltativa sul tema dei test Hiv ai minori hanno risposto solo 253 Centri. I dati dipingono una realtà, seppur parziale, ma comunque non in linea con quanto stabilito dalla legge italiana che ha ricordato Anna Maria Luzi, del dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’I.S.S. prevede che «il test dell’Hiv possa essere effettuato solo su pazienti maggiorenni». La stessa Luzi poi aggiunge che «nel tempo sono state introdotte normative che pongono come elemento prioritario il benessere dell’individuo, per cui fra i 16 e i 18 anni i ragazzi sono considerati grandi minori e c’è una maggiore tolleranza se chiedono di essere sottoposti al test. C’è comunque bisogno di maggiore chiarezza su questo tema». Pietro Gallo del dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’I.S.S., illustrando i dati ha precisato che secondo l’I.S.S. la percentuale del 22,5% raccolga soprattutto quelli qui chiamati grandi minori, ossia ragazzi con età compresa tra i 16 e i 18 anni. Pietro Gallo aggiunge poi: «Se il 13% dei Centri italiani dichiara di non effettuare test a minori di 18 anni, il 22,5% riferisce di farlo senza il consenso dei genitori, mentre il 50% lo fa solo dopo aver sentito il giudice o mamma e papà. Il 13%, inoltre, effettua il test senza richiedere documenti al minore, che autocertifica di avere più di 18 anni, ma che spesso non li ha ancora compiuti. In questo caso i colleghi effettuano il test senza rilevare la minore età del paziente».

DIAGNOSI DI SIEROPOSITIVITA’
Un altro aspetto importante emerge in relazione alla diagnosi di sieropositività. La ricerca infatti evidenzia come il 60% dei sieropositivi italiani, nel 2009, ha scoperto di esserlo solo quando il medico gli ha diagnosticato l’Aids, cioè la malattia conclamata. Sempre nel 2009, «le persone che convivono con Aids nel nostro Paese risultavano essere 22.302, con 1.200 nuovi casi di malattia conclamata nello stesso anno». Questi dati sono stati resi noti direttamente da Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’I.S.S. «Il trend delle nuove diagnosi di infezione -ha aggiunto Rezza- è rimasto stabile a circa 3.500/4.000 ogni anno, senza accennare a diminuire, dal 2000. In più, grazie alle nuove terapie farmacologiche e all’allungamento generale della vita, in Italia abbiamo un serbatoio di persone sieropositive viventi composto da almeno 150 mila individui. L’età media è aumentata (38 anni per gli uomini, 34 per le donne) e la principale modalità di trasmissione del virus rimane quella dei rapporti etero od omosessuali». Rezza ha riferito che il problema principale «è quello della scarsa attenzione rivolta ai giovani nei confronti della prevenzione di questa malattia, poiché non hanno una memoria generazionale che li spinga a mettere in atto comportamenti sessuali sicuri». Sicuramente questa è una variabile determinante ma crediamo che non può essere considerata esclusiva ed esaustiva. Noi della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids di Lecce, crediamo che i dati relativi alle nuove infezioni tra i giovani meritino una responsabilizzazione e un impegno su due livelli perché, se è vero che la responsabilità è un correlato del potere, è anche vero che il tipo e la grandezza del potere determina il tipo e la grandezza della responsabilità. Ne deriva che quando il potere ed il suo esercizio raggiungono certe dimensioni non cambia solo la grandezza della responsabilità ma si produce anche un cambiamento qualitativo nella sua natura in modo che le azioni del potere producano il contenuto del dovere. È evidente quindi il necessario impegno nelle due dimensioni. Una dimensione individuale, che chiama in causa tutta la popolazione sessualmente attiva che deve poter maturare una maggiore consapevolezza del rischio di contrazione delle malattie sessualmente trasmissibili perché, come ricordiamo sempre, non ci sono più categorie a rischio ma comportamenti a rischio. Una dimensione di governance che invece chiama in causa i governi, le istituzioni e le stesse autorità locali perché continuino ad investire seriamente in campagne di prevenzione e di comunicazione che però hanno il dovere di raccontare la malattia e la prevenzione senza veti morali. Ad oggi si sa che uno è l’unico strumento di prevenzione che può contrastare considerevolmente il diffondersi della pandemia e tutti noi che lottiamo la lotta all’Aids abbiamo il dovere etico e morale di raccontarlo ai giovani, ai genitori, agli insegnanti e a tutti coloro che possono facilitare questa informazione.
Ritornando poi al discorso della diagnosi tardiva è evidente che questo, oltre ad aggravare la diffusione del virus, non manca di mettere in crisi anche il percorso terapeutico e il benessere della persona hiv positiva.

NUMERO VERDE AIDS
Attivo dal 1987. In 22 anni di attività gli esperti dell’Unità Operativa Telefono Verde Aids dell’I.S.S. -contattati al numero 800 86 10 61 nei giorni che vanno dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 18- hanno risposto a quasi due milioni di quesiti. Secondo la dott.ssa Anna Maria Luzi dell’I.S.S., è proprio il test l’argomento più gettonato da chi chiama il telefono verde. Secondo la ricerca presentata, il 25% delle chiamate -circa 433 mila- attiene al test Hiv, «le persone -dice- vogliono sapere dove, come e quando sottoporsi all’esame per la diagnosi del virus, preoccupate soprattutto per un rapporto sessuale non protetto. I due terzi degli utenti sono composti da maschi, con un’età media di 28 anni». Sono state proprio queste rilevazioni a motivare l’I.S.S. a effettuare un’indagine ad hoc su come viene effettuato il test Hiv nel nostro Paese con lo scopo di monitorare, capire, per poi tentare di risolvere i punti i principali problemi e di uniformare il panorama variegato che è emerso dalla ricerca stessa. Dalla ricerca ne risulta una situazione disomogenea.

TEST HIV ANONIMO E GRATUITO? NON SEMPRE…
Il test per la rilevazione degli anticorpi anti-hiv, che per legge dovrebbe essere anonimo, gratuito e accompagnato da counselling, risulta invece essere anonimo in soli 37 casi su 100 e gratuito nel 76,2% dei centri diagnostici italiani. È vero quindi che nella maggioranza dei centri è gratuito ma continua a rimanere una percentuale non irrilevante che lo fa pagare con un costo di prestazione ticket arbitrario che varia dai 4 ai 22 euro. C’è poi un 10% di risposte curiose proprio in merito all’anonimato e alla gratuità: alcuni centri lo propongono come “gratuito” solo ai casi a rischio o solo a chi presenta la ricetta, ma la stessa prescrizione in altri è motivo di test a pagamento, così come se il test viene richiesto per motivi di lavoro, come per esempio l’accesso ai concorsi. Nella maggior parte dei casi l’accesso al test è consentito solo presentando ricetta medica o un documento. Un fatto grave e allarmante, riconosciuto tale anche dalla dott.ssa Luzi la quale ha sottolineato: «La mancanza di anonimato potrebbe essere un ostacolo per l’accesso al test, soprattutto nei piccoli centri». Certamente il quadro presentato non può non contenere in sé differenze che si declinano da Regione a Regione, da Asl ad Asl e, addirittura, all’interno della stessa Asl da struttura a struttura.
Le interviste hanno rilevato la scarsa tendenza da parte dei centri diagnostici a effettuare colloquio di counselling pre e post test (nel 44,5% dei casi pre e nel 41% post). Inoltre, in 4 centri diagnostici su 10 (168 dei 449 censiti) il risultato viene sempre consegnato in busta chiusa. Sottolineiamo questo aspetto perché crediamo che questo possa comunque esporre la persona hiv positiva a fattori di rischio psicologici e sociali. Non lasciare sola la persona, anche davanti a un esito negativo, significa svolgere opera di prevenzione e di supporto, motivando la persona a non rinnovare comportamenti a rischio. Quanto ai colloqui poi, la ricerca ha rivelato che accanto a chi li fa sempre, il 44,6% dei centri, c’è chi li fa «solo se la persona è ansiosa (3,6%), ma anche solo se c’è tempo (0,4%). Alla disamina dei dati ha fatto seguito l’intervento di Pietro Gallo del Mipi che ha sottolineato come i dati confermano che «il panorama nelle strutture italiane è il più vario» aggiungendo poi che «solo 79 centri su 449 rispondono appieno a tutti i requisiti previsti dalla legge».

Una fotografia che almeno in potenza avrebbe potuto catturare la nostra attenzione per la cura, l’ingegno, la creatività, la puntualità con cui è stata scattata ma che invece presenta tratti cupi, che non possono non disgustare, allarmare e mettere in disagio gli osservatori, i potenziali acquirenti e gli autori stessi degli scatti. L’allarme quindi viene lanciato dallo stesso Enrico Garaci, presidente dell’I.S.S., che dice: «I dati sono ancora preoccupanti visto che il 37% dei sieropositivi è attualmente inconsapevole della propria condizione». Non mancano interventi da parte delle associazioni. Massimo Oldrini, coordinatore della Consulta delle Associazioni per la Lotta contro l’Aids dichiara anche lui in tono deciso: «I cittadini incontrano molte difficoltà nell’accesso al test Hiv a causa del prezzo variabile del ticket o anche degli orari troppo ‘restrittivi’, con apertura solo la mattina presto. Non esistono strutture che effettuano gli esami al pomeriggio, consentendo anche ai lavoratori di eseguirlo». Per non parlare, aggiunge della gravità di una consegna degli esiti sconsiderata: «si può immaginare quanto possa essere psicologicamente stressante per una persona che scopre di essere sieropositiva».
Di fronte a questa fotografia italiana non propriamente ottimale in materia di acceso al test, diffusione del virus e prevenzione non possiamo esimerci dall’interrogarci sul potere e sulla responsabilità che ciascuno di noi ha. Agiamo quindi per autopromuovere benessere e salute per esempio utilizzando il tanto discusso condom, per esempio scegliendo di fare il test hiv, per esempio segnalando quando questo sembra essere effettuato con modalità non in linea con quanto stabilito dalla legge italiana…test anonimo, gratuito, preceduto e seguito da attività di counselling.

Sitografia
http://www.corriere.it
http://www.esserebenessere.it
http://www.adnkronos.com
http://www.asca.it
http://www.vitadidonne.it
integrazione con relazione convegno “Accesso al test hiv e modalità di accesso” del 17 febbraio 2010