Archivi categoria: Social world

UNA FOTOGRAFIA SULLE MODALITA’ DI ACCESSO AL TEST HIV IN ITALIA | di Viviana Bello

Relazione convegno “Accesso al test hiv e modalità di accesso” del 17 febbraio 2010

In Italia test hiv completamente anonimi solo nel 37% dei casi. La gratuità garantita nel 76%. Il couselling pre e post test sembra essere opzionale, assicurato in non oltre 44,4% dei casi.

Sono questi alcuni dei dati presentati a Roma durante il convegno organizzato dall’Istituto Superiore della Sanità con la Consulta delle Associazioni per la Lotta contro l’AIDS dal titolo ACCESSO AL TEST HIV E MODELLI DI INTERVENTO tenuto il 17 febbraio scorso a Roma. Durante il convegno è stata presentata un’indagine dell’I.S.S. e della Consulta condotta in due anni di lavoro su 449 strutture presenti in ospedali, policlinici e Asl che aveva l’obiettivo di mettere in luce diversi aspetti legati al test hiv. La ricerca ha rimandato una fotografia del contesto italiano che non ha mancato di sorprendere i presenti.

ACCESSO AL TEST TRA I MINORENNI
Per quanto riguarda l’accesso al test hiv tra i minorenni, l’indagine condotta ha rilevato che ben il 22,5% dei Centri Diagnostico-Clinici italiani ha effettuato il test hiv senza dover ottenere il consenso dei genitori. Occorre però sottolineare che alla domanda facoltativa sul tema dei test Hiv ai minori hanno risposto solo 253 Centri. I dati dipingono una realtà, seppur parziale, ma comunque non in linea con quanto stabilito dalla legge italiana che ha ricordato Anna Maria Luzi, del dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’I.S.S. prevede che «il test dell’Hiv possa essere effettuato solo su pazienti maggiorenni». La stessa Luzi poi aggiunge che «nel tempo sono state introdotte normative che pongono come elemento prioritario il benessere dell’individuo, per cui fra i 16 e i 18 anni i ragazzi sono considerati grandi minori e c’è una maggiore tolleranza se chiedono di essere sottoposti al test. C’è comunque bisogno di maggiore chiarezza su questo tema». Pietro Gallo del dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’I.S.S., illustrando i dati ha precisato che secondo l’I.S.S. la percentuale del 22,5% raccolga soprattutto quelli qui chiamati grandi minori, ossia ragazzi con età compresa tra i 16 e i 18 anni. Pietro Gallo aggiunge poi: «Se il 13% dei Centri italiani dichiara di non effettuare test a minori di 18 anni, il 22,5% riferisce di farlo senza il consenso dei genitori, mentre il 50% lo fa solo dopo aver sentito il giudice o mamma e papà. Il 13%, inoltre, effettua il test senza richiedere documenti al minore, che autocertifica di avere più di 18 anni, ma che spesso non li ha ancora compiuti. In questo caso i colleghi effettuano il test senza rilevare la minore età del paziente».

DIAGNOSI DI SIEROPOSITIVITA’
Un altro aspetto importante emerge in relazione alla diagnosi di sieropositività. La ricerca infatti evidenzia come il 60% dei sieropositivi italiani, nel 2009, ha scoperto di esserlo solo quando il medico gli ha diagnosticato l’Aids, cioè la malattia conclamata. Sempre nel 2009, «le persone che convivono con Aids nel nostro Paese risultavano essere 22.302, con 1.200 nuovi casi di malattia conclamata nello stesso anno». Questi dati sono stati resi noti direttamente da Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’I.S.S. «Il trend delle nuove diagnosi di infezione -ha aggiunto Rezza- è rimasto stabile a circa 3.500/4.000 ogni anno, senza accennare a diminuire, dal 2000. In più, grazie alle nuove terapie farmacologiche e all’allungamento generale della vita, in Italia abbiamo un serbatoio di persone sieropositive viventi composto da almeno 150 mila individui. L’età media è aumentata (38 anni per gli uomini, 34 per le donne) e la principale modalità di trasmissione del virus rimane quella dei rapporti etero od omosessuali». Rezza ha riferito che il problema principale «è quello della scarsa attenzione rivolta ai giovani nei confronti della prevenzione di questa malattia, poiché non hanno una memoria generazionale che li spinga a mettere in atto comportamenti sessuali sicuri». Sicuramente questa è una variabile determinante ma crediamo che non può essere considerata esclusiva ed esaustiva. Noi della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids di Lecce, crediamo che i dati relativi alle nuove infezioni tra i giovani meritino una responsabilizzazione e un impegno su due livelli perché, se è vero che la responsabilità è un correlato del potere, è anche vero che il tipo e la grandezza del potere determina il tipo e la grandezza della responsabilità. Ne deriva che quando il potere ed il suo esercizio raggiungono certe dimensioni non cambia solo la grandezza della responsabilità ma si produce anche un cambiamento qualitativo nella sua natura in modo che le azioni del potere producano il contenuto del dovere. È evidente quindi il necessario impegno nelle due dimensioni. Una dimensione individuale, che chiama in causa tutta la popolazione sessualmente attiva che deve poter maturare una maggiore consapevolezza del rischio di contrazione delle malattie sessualmente trasmissibili perché, come ricordiamo sempre, non ci sono più categorie a rischio ma comportamenti a rischio. Una dimensione di governance che invece chiama in causa i governi, le istituzioni e le stesse autorità locali perché continuino ad investire seriamente in campagne di prevenzione e di comunicazione che però hanno il dovere di raccontare la malattia e la prevenzione senza veti morali. Ad oggi si sa che uno è l’unico strumento di prevenzione che può contrastare considerevolmente il diffondersi della pandemia e tutti noi che lottiamo la lotta all’Aids abbiamo il dovere etico e morale di raccontarlo ai giovani, ai genitori, agli insegnanti e a tutti coloro che possono facilitare questa informazione.
Ritornando poi al discorso della diagnosi tardiva è evidente che questo, oltre ad aggravare la diffusione del virus, non manca di mettere in crisi anche il percorso terapeutico e il benessere della persona hiv positiva.

NUMERO VERDE AIDS
Attivo dal 1987. In 22 anni di attività gli esperti dell’Unità Operativa Telefono Verde Aids dell’I.S.S. -contattati al numero 800 86 10 61 nei giorni che vanno dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 18- hanno risposto a quasi due milioni di quesiti. Secondo la dott.ssa Anna Maria Luzi dell’I.S.S., è proprio il test l’argomento più gettonato da chi chiama il telefono verde. Secondo la ricerca presentata, il 25% delle chiamate -circa 433 mila- attiene al test Hiv, «le persone -dice- vogliono sapere dove, come e quando sottoporsi all’esame per la diagnosi del virus, preoccupate soprattutto per un rapporto sessuale non protetto. I due terzi degli utenti sono composti da maschi, con un’età media di 28 anni». Sono state proprio queste rilevazioni a motivare l’I.S.S. a effettuare un’indagine ad hoc su come viene effettuato il test Hiv nel nostro Paese con lo scopo di monitorare, capire, per poi tentare di risolvere i punti i principali problemi e di uniformare il panorama variegato che è emerso dalla ricerca stessa. Dalla ricerca ne risulta una situazione disomogenea.

TEST HIV ANONIMO E GRATUITO? NON SEMPRE…
Il test per la rilevazione degli anticorpi anti-hiv, che per legge dovrebbe essere anonimo, gratuito e accompagnato da counselling, risulta invece essere anonimo in soli 37 casi su 100 e gratuito nel 76,2% dei centri diagnostici italiani. È vero quindi che nella maggioranza dei centri è gratuito ma continua a rimanere una percentuale non irrilevante che lo fa pagare con un costo di prestazione ticket arbitrario che varia dai 4 ai 22 euro. C’è poi un 10% di risposte curiose proprio in merito all’anonimato e alla gratuità: alcuni centri lo propongono come “gratuito” solo ai casi a rischio o solo a chi presenta la ricetta, ma la stessa prescrizione in altri è motivo di test a pagamento, così come se il test viene richiesto per motivi di lavoro, come per esempio l’accesso ai concorsi. Nella maggior parte dei casi l’accesso al test è consentito solo presentando ricetta medica o un documento. Un fatto grave e allarmante, riconosciuto tale anche dalla dott.ssa Luzi la quale ha sottolineato: «La mancanza di anonimato potrebbe essere un ostacolo per l’accesso al test, soprattutto nei piccoli centri». Certamente il quadro presentato non può non contenere in sé differenze che si declinano da Regione a Regione, da Asl ad Asl e, addirittura, all’interno della stessa Asl da struttura a struttura.
Le interviste hanno rilevato la scarsa tendenza da parte dei centri diagnostici a effettuare colloquio di counselling pre e post test (nel 44,5% dei casi pre e nel 41% post). Inoltre, in 4 centri diagnostici su 10 (168 dei 449 censiti) il risultato viene sempre consegnato in busta chiusa. Sottolineiamo questo aspetto perché crediamo che questo possa comunque esporre la persona hiv positiva a fattori di rischio psicologici e sociali. Non lasciare sola la persona, anche davanti a un esito negativo, significa svolgere opera di prevenzione e di supporto, motivando la persona a non rinnovare comportamenti a rischio. Quanto ai colloqui poi, la ricerca ha rivelato che accanto a chi li fa sempre, il 44,6% dei centri, c’è chi li fa «solo se la persona è ansiosa (3,6%), ma anche solo se c’è tempo (0,4%). Alla disamina dei dati ha fatto seguito l’intervento di Pietro Gallo del Mipi che ha sottolineato come i dati confermano che «il panorama nelle strutture italiane è il più vario» aggiungendo poi che «solo 79 centri su 449 rispondono appieno a tutti i requisiti previsti dalla legge».

Una fotografia che almeno in potenza avrebbe potuto catturare la nostra attenzione per la cura, l’ingegno, la creatività, la puntualità con cui è stata scattata ma che invece presenta tratti cupi, che non possono non disgustare, allarmare e mettere in disagio gli osservatori, i potenziali acquirenti e gli autori stessi degli scatti. L’allarme quindi viene lanciato dallo stesso Enrico Garaci, presidente dell’I.S.S., che dice: «I dati sono ancora preoccupanti visto che il 37% dei sieropositivi è attualmente inconsapevole della propria condizione». Non mancano interventi da parte delle associazioni. Massimo Oldrini, coordinatore della Consulta delle Associazioni per la Lotta contro l’Aids dichiara anche lui in tono deciso: «I cittadini incontrano molte difficoltà nell’accesso al test Hiv a causa del prezzo variabile del ticket o anche degli orari troppo ‘restrittivi’, con apertura solo la mattina presto. Non esistono strutture che effettuano gli esami al pomeriggio, consentendo anche ai lavoratori di eseguirlo». Per non parlare, aggiunge della gravità di una consegna degli esiti sconsiderata: «si può immaginare quanto possa essere psicologicamente stressante per una persona che scopre di essere sieropositiva».
Di fronte a questa fotografia italiana non propriamente ottimale in materia di acceso al test, diffusione del virus e prevenzione non possiamo esimerci dall’interrogarci sul potere e sulla responsabilità che ciascuno di noi ha. Agiamo quindi per autopromuovere benessere e salute per esempio utilizzando il tanto discusso condom, per esempio scegliendo di fare il test hiv, per esempio segnalando quando questo sembra essere effettuato con modalità non in linea con quanto stabilito dalla legge italiana…test anonimo, gratuito, preceduto e seguito da attività di counselling.

Sitografia
http://www.corriere.it
http://www.esserebenessere.it
http://www.adnkronos.com
http://www.asca.it
http://www.vitadidonne.it
integrazione con relazione convegno “Accesso al test hiv e modalità di accesso” del 17 febbraio 2010

Annunci

LILA Lecce presenta la Giornata Mondiale per la Lotta contro l’AIDS

La Lega Italiana per la Lotta all’AIDS (LILA) di Lecce e l’ASL di Lecce il 1 dicembre 2009 organizzano la Giornata Mondiale per la Lotta contro l’AIDS, evento che consiste in una serie di iniziative coordinate per sensibilizzare sul tema della malattia che non è ancora debellata e colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Si presenteranno, con vari format, strategie e proposte concrete per informare i cittadini e contrastare i rischi.

COND-ON Accendi la prevenzione e usa il preservativo! E’ il titolo della campagna di contrasto al virus HIV e alle malattie sessualmente trasmissibili (MTS) proponendo il preservativo come strumento di prevenzione.

USARE IL PRESERVATIVO E’ UN GIOCO DA RAGAZZI! Scelgo di usare il preservativo, unico strumento efficace di prevezione dell’HIVe delle infezioni a trasmissione sessuale” è il messaggio-chiave della campagna, rivolto soprattutto al mondo giovanile. Si è scelto di dare un’informazione semplice, chiara e scientificamente corretta così da suggerire comportamenti responsabili senza ipocrisie, moralismi o consigli non richiesti e tanto meno realizzabili nella pratica della vita quotidiana. I manifesti saranno affissi nella città di Lecce dal 1 al 10 dicembre mentre le cards distribuite direttamente dai giovani di LILAYOUNG nei locali di aggregazione giovanile.

Nell’occasione è stato anche realizzato il seguente spot TV, vincitore di un premio nazionale

Continua a leggere

I consumi culturali degli italiani secondo l’Annuario statistico 2009

tv1

Continua ad essere il cinema la tipologia di  intrattenimento fuori casa, preferita dagli  italiani durante il tempo libero. E’ quanto  emerge dall’ultima edizione dall’annuario  statistico che l’Istat pubblica ogni anno,  offrendo un vasto repertorio dell’informazione  prodotta dalla statistica ufficiale su temi quali  l’economia, lo stato dell’ambiente, la pubblica  amministrazione, le dinamiche sociali.  Nell’ambito dei consumi culturali, dopo il  cinema – che cattura l’interesse del 49,6% della popolazione con sei anni e più – gli italiani, che dichiarano di fruire di almeno uno spettacolo o intrattenimento fuori casa nel corso dell’anno, vanno a vedere mostre e musei nel 28,8% dei casi, partecipano a manifestazioni sportive (26,7%), frequentano discoteche e balere (22,6%), visitano siti archeologici e monumenti (21,9%), vanno a teatro (21,5%), partecipano a concerti di vario tipo (20,5%), e solo in rari casi assistono a concerti di musica classica (10,1%). Se gli spettacoli sportivi interessano un pubblico prevalentemente maschile, sono soprattutto le donne ad andare a teatro, con livelli di fruizione generalmente più elevati nel Centro-Nord rispetto al Sud del paese. Risultano essere in calo i visitatori di musei, gallerie, monumenti e aree archeologiche gestite dallo Stato, con un meno 3,9% nel 2008. In particolare diminuiscono i visitatori degli istituti a pagamento (-5,9%), mentre aumentano quelli con ingresso gratuito (+2,2 per cento), per un valore complessivo di 33,98 milioni di persone che hanno visitato i 399 luoghi d’antichità e d’arte dello Stato. Nel corso del 2007 gli italiani hanno speso circa 1 miliardo e 639 milioni di euro per assistere a rappresentazioni teatrali e musicali, spettacoli cinematografici e manifestazioni sportive, facendo registrare una spesa complessiva per abitante pari a 27,62 euro.
La televisione si conferma essere la forma prevalente di intrattenimento domestico, guardata dal 93,6% degli italiani. Sono il 45,1%, invece, coloro che dichiarano di dedicarsi alla lettura, attività che riscontra un maggior successo tra le donne le quali non solo leggono più degli uomini, ma leggono anche un numero più elevato di libri. Una percentuale molto alta di lettori si registra soprattutto tra i giovani, e sono i ragazzi tra gli 11 ed i 14 anni a leggere più libri nel tempo libero. Si apprende con piacere che rispetto al 2008 è aumentata la percentuale dei lettori di libri, che passa dal 44 al 45,1%, anche se persiste il divario tra Nord e Sud, dove legge il 34,6% dei residenti rispetto al 48% di coloro che abitano al Centro e al 51,8% di coloro che vivono al Nord.
L’uso di Internet e del personal computer ha conosciuto un trend crescente nel corso degli ultimi cinque anni, passando rispettivamente dal 31,8% del 2005 al 44,4% del 2009, e dal 39,9% del 2005 al 47,5% del 2009, con un incremento delle persone che dichiarano di utilizzare Internet ed il computer tutti i giorni ed una o più volte alla settimana. L’uso del computer, che coinvolge soprattutto i giovani tra i 15 e i 19 anni, è più diffuso tra gli uomini che dichiarano di utilizzarlo nel 52,8% dei casi, a fronte del 42,5% delle donne.
Sul fronte della spesa sostenuta per le attività di ricerca e sviluppo l’Italia conferma il suo triste primato, posizionandosi agli ultimi posti rispetto agli altri paesi europei. Con 16.835 milioni di euro, pari all’1,14% del Pil, l’Italia è ancora lontana da paesi con la Svezia, dove la spesa in ricerca e sviluppo rappresenta il 3,74% del Pil, la Filandia (3,45% del Pil), la Germania (2,54%), la Danimarca (2,48%) e l’Austria (2,46%), riuscendo a fare meglio solo della Grecia e del Portogallo che spendono per la ricerca meno dell’1,2% del loro prodotto interno lordo. Le uniche istituzioni italiane ad essere il linea con gli obiettivi fissati dall’Unione Europea nel campo della ricerca sono quelle appartenenti al settore pubblico e alle università, mentre le istituzioni non profit svolgono un ruolo marginale e le imprese presentano un volume di attività sottodimensionato rispetto alla soglia del 66% stabilita a livello europeo, mettendo in evidenza una scarsa integrazione tra settore pubblico e settore privato.

 

fonte: www.tafter.it

SALUTE: E’ arrivata l’Oncoguida

In versione cartacea e on line, l’Oncoguida è un servizio di informazione per i malati di cancro e le loro famiglie, i curanti, le istituzioni, gli amministratori sanitari e i volontari. E’ uno strumento per sapere a chi rivolgersi per indagini diagnostiche, trattamenti terapeutici, sostegno psicologico, riabilitazione, assistenza e per essere informati sui propri diritti.

L’informazione come prima medicina, una Oncoguida al servizio dei malati di cancro. Questo il tema centrale del Convegno “Parlare con i malati di cancro”, che si è svolto il 4 novembre scorso presso l’Istituto Superiore di Sanità alla presenza del Viceministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Prof. Ferruccio Fazio, e del Presidente dell’ISS, Prof. Enrico Garaci.

Oncoguida è uno strumento che risponde alle esigenze più comuni dei malati di cancro, dei loro famigliari ed amici, per identificare rapidamente le strutture italiane specializzate nella diagnosi e cura dei tumori.
La guida consente di trovare, in modo semplice, nome ed indirizzo della struttura sanitaria da contattare per trovare risposta alle domande più comuni per i pazienti oncologici riguardanti la diagnosi, le terapie (chirurgia, chemio-terapia, radioterapia etc.), ma anche assistenza e sostegno psicologico.
La guida consente, inoltre di individuare le associazioni di volontariato, gli hospices (strutture per l’assistenza ai malati terminali), i centri di riabilitazione e per la terapia del dolore, presenti sul territorio nazionale.

Oncoguida, nata come progetto di AIMaC in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, è frutto della sinergia tra volontariato, istituzioni sanitarie e società scientifiche. È stata realizzata nell’ambito della campagna di comunicazione del Ministero della Salute “Con il malato, contro il tumore” con l’obiettivo di costituire una fonte unica e sempre aggiornata di informazione a disposizione del pubblico e degli addetti ai lavori.
La guida, realizzata da AIMaC (Associazione Italiana Malati di Cancro), ISS e Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, con la collaborazione delle Società scientifiche, è consultabile on line ma sarà presto disponibile anche in versione cartacea.

Alla pagina www.oncoguida.it è possibile consultare la versione on line dell’Oncoguida. Qui è possibile effettuare la ricerca in due modi diversi:
– Ricerca avanzata
– Ricerca per prestazione, che si divide in quattro aree tematiche: Terapia, Assistenza, Diagnostica e Crioconservazione.

“Sono le Pagine Gialle dell’oncologia – ha spiegato il prof. Garaci, Presidente dell’ISS – con 20.000 indirizzi in tutta Italia divisi per Regione e tipologia di struttura: ospedali, associazioni di volontariato, organizzazioni no profit per sapere a chi rivolgersi per diagnosi, trattamenti terapeutici, sostegno psicologico, riabilitazione e assistenza. Uno strumento prezioso per far valere i propri diritti e scegliere dove farsi curare”.
“Oggi abbiamo gli strumenti per poter valutare, con le “stellette”, l’appropriatezza clinica delle struttura e delle liste di attesa”, ha spiegato il Prof. Fazio, aggiungendo che “ora l’impegno è proprio quello di certificare, come Ministero, questo motore di ricerca, in modo da poter dare un valore aggiunto e presentare il prossimo anno una guida con le stellette”.
Con riferimento al tema del volontariato, il Viceministro ha precisato che “le azioni dei volontari spesso frustrati da un ruolo non riconosciuto, devono diventare parte integrata, certificata del Servizio Sanitario Nazionale. Bisogna sistematizzare la loro presenza nei reparti delle strutture ospedaliere”.

“Nell’ultimo anno in Italia si sono registrati circa 170 mila decessi per cancro. I tumori rappresentano la seconda causa di morte nel nostro Paese. A fronte di questi dati, che giustificano da soli l’attenzione che le Istituzioni devono riservare al tema delle malattia oncologica, si registra da parte dei cittadini una sempre maggiore richiesta di informazione”.
Lo spiega il Direttore generale della Direzione comunicazione e relazioni istituzionali del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, avv. Daniela Rodorigo. “Nell’ambito della propria attività di comunicazione sui tumori, le Istituzioni sono quindi chiamate a svolgere il loro ruolo tenendo sempre ben presenti due obiettivi primari: garantire al cittadino la compiutezza e la scientificità delle informazioni ed assicurare l’umanizzazione della comunicazione soprattutto nel rapporto medico-paziente.
Per migliorare l’efficacia della propria comunicazione il Ministero è impegnato da anni a costruire un sempre più saldo e innovativo rapporto con il mondo dell’associazionismo. L’obiettivo è quello di coinvolgere le maggiori associazioni di volontari e di pazienti nella definizione della strategia di comunicazione delle campagne da realizzare e di delegarle nella realizzazione di specifiche iniziative di sensibilizzazione sul territorio.


www.ministerosalute.it
www.oncoguida.it

 

fonte: www.nonprofitonline.it

PRESENTATA LA DECIMA EDIZIONE DEL RAPPORTO NAZIONALE SULLA CONDIZIONE DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA IN ITALIA

Il Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia quest’anno compie 10 anni. 10 anni di rigorose analisi sul complesso e delicato mondo di infanzia e adolescenza, 10 anni di ascolto su ciò che bambini e ragazzi pensano della vita e del mondo che sta loro intorno. Un documento ricco di dati e valutazioni che servono non solo a stimolare la riflessione sulla condizione dei bambini e degli adolescenti in Italia, ma anche a promuovere una sempre maggiore diffusione della cultura dei loro diritti. Il Rapporto si pone come un valido strumento di conoscenza delle principali trasformazioni, delle linee di tendenza, delle potenzialità e dei rischi che caratterizzano l’età evolutiva nel nostro Paese. Le 40 schede che compongono il Rapporto approfondiscono macro-tematiche che vanno dall’abuso e disagio alla salute, dall’utilizzo dei nuovi media ai principali cambiamenti intervenuti a modificare taluni comportamenti delle agenzie di senso e di orientamento come la famiglia e la scuola, ma anche i luoghi della cultura e della fruizione del tempo libero. Le due grandi indagini svolte all’interno del mondo scolastico hanno interessato circa 2.500 bambini e ragazzi in 33 scuole di ogni ordine e grado. L’identikit del bambino è stato tracciato attraverso un questionario somministrato a bambini con un’età compresa tra i 7 e gli 11 anni, frequentanti la terza, quarta e quinta classe della scuola primaria e la prima classe della scuola secondaria di primo grado. L’Identikit dell’adolescente, invece, ha raccolto gli orientamenti dei ragazzi dai 12 ai 19 anni, frequentanti la seconda e la terza classe della scuola secondaria di primo grado o una delle cinque classi della scuola secondaria di II grado. I questionari analizzati sono stati 1.090 per quanto riguarda l’infanzia e 1.373 per l’adolescenza.

 

Per maggiori informazioni visita il nostro sito http://www.azzurro.it

ALLA C/A (alla cortese attenzione)

images

Campagna “a! – Alla vostra cortese attenzione” contro le barriere architettoniche e mentali nelle città.

Campagna contro barriere architettoniche, Lecce, 2009.
Si riprendono in particolare le frequenti violazioni al codice della strada che rendono impossibile la mobilità dei soggetti con ridotte capacità di deambulazione.

Foto di Paolo Margari per LILA Lecce – www.lilalecce.it – campagna patrocinata dalla Regione Puglia.

Clicca qui per visualizzare le altre immagini

fonte: www.lilalecce.it

In Puglia il modello Caserta

200 donne e uomini di polizia e carabinieri presto nei territori di Bari e Foggia, più squadre mobili per potenziare investigazioni e controlli. Maroni: «Non si tratta di un intervento spot ma è la volontà di intervenire fino a che non possiamo dire che la criminalità organizzata è stata debellata»

L’obiettivo è replicare nel barese e nel foggiano il «modello Caserta-Napoli», tenendo ovviamente conto delle differenze tra le due situazioni. Tra poche settimane circa 200 unità di polizia e carabinieri saranno inviate in Puglia, e non basta. A questo si aggiungerà anche il «potenziamento delle varie strutture delle squadre mobili, uomini dello Sco, del Ros, che serviranno per rendere piu’ efficaci le indagini, ma anche migliore il controllo del territorio». Lo ha annunciato il ministro dell’Interno Roberto Maroni in conferenza stampa, a conclusione della riunione tecnica di coordinamento interprovinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Bari e Foggia presso la prefettura di Bari.

Al tavolo interforze siedono tutte le istituzioni coinvolte nella sicurezza del territorio: il capo della Polizia Antonio Manganelli, il comandante generale dei Carabinieri Leonardo Gallitelli, il comandante generale della Guardia di Finanza Cosimo D’Arrigo, il direttore centrale della direzione anticrimine della polizia Francesco Gratteri, i prefetti delle due province, i procuratori della Repubblica di Bari, Foggia, Trani e Lucera, i questori di Bari e Foggia, i comandanti regionali e provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza.

La riunione, infatti, ha spiegato Maroni, è stata organizzata per coordinare e potenziare l’azione di contrasto alla criminalità organizzata nei territori delle due città pugliesi rafforzando il supporto all’attività investigativa e rendendo più capillare l’attività di controllo. «La sinergia – ha sottolineato il ministro – e il giusto equilibrio tra queste due azioni sta portando, lì dove abbiamo adottato questo modello Caserta-Napoli, a risultati veramente soddisfacenti».

Per questo le riunioni proseguiranno con continuità, la prossima è prevista prima di Natale, e andranno avanti finchè servirà. «Non si tratta di un intervento spot legato ad un fatto contingente – ha sottolineato Maroni- ma è la volontà di intervenire dove serve, finché serve e fino a che non possiamo dire che la criminalità organizzata è stata debellata».

 

fonte: www.governo.it