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CONTO ALLA ROVESCIA PER “MINE VAGANTI” L’ULTIMO FILM DI OZPETEC | di Viviana Bello

 

 

 

Mancano 10 giorni esatti all’uscita al cinema di “Mine vaganti”. L’ultimo film del regista italo-turco Ozpetek, girato interamente a Lecce, racconta storie che non sempre siamo a abituati a vivere…quelle tra figli gay e genitori omofobi.

Sembrava ieri quando dopo la torrida estate anche noi del Centro Studi Kairòs abbiamo inaspettatamente accolto i nuovi vicini di casa…regista e poi l’intero cast artistico e tecnico di “Mine vaganti”. Sembrava ieri quando affacciandosi in Corte dell’Idume non mancava di imbattersi nelle corse delle ragazzine e nelle loro voci. «E’lì che si gira oggi!». Poi gli sguardi e le ripetute passeggiate di curiosi,  appostati quasi naturalmente, fingendo di sorseggiare una bibita fresca al Caffè Italiano. Sembrava ieri sì, invece a febbraio il film ha già ricevuto consensi al festival di Berlino. Adesso è attesissimo dal pubblico del Tacco D’Italia, primo tra tutti da quello leccese.

“Mine vaganti” racconta di Tommaso, interpretato da Riccardo Scamarcio. Tommaso che nella vita sogna di fare lo scrittore è figlio di una famiglia titolare di un pastificio. Torna in Puglia per un breve soggiorno e decide di fare coming out rivelando così una volta per tutte la sua omossessualità alla sua famiglia allargata. Tenta di rivelarlo allora al padre, interpretato da Ennio Fantastichini; alla madre, interpretata da Lunetta Savino; alla sorella, nella persona dell’attrice Bianca Nappi; al fratello Antonio, interpretato da Alessandro Preziosi e poi ancora alla zia alla zia nubile, alcolista e un po’ ninfomane interpretata da un’invecchiata Elena Sofia Ricci. Infine la rivelazione tocca anche alla tanto amata nonna, nella persona di Ilaria Occhini.

Durante il tanto atteso coming out, quando finalmente Tommaso sente di potersi togliere quel fastidioso sassolino dalla scarpa, non mancano delle sorprese che lo costringono a prolungare il suo soggiorno nella città barocca. Qualcuno prima di lui crea scompiglio rivendo un’altra omosessualità…

Ad una prima rivelazione clamorosa non ne può far seguito un’altra, quella di Tommaso appunto, così  costretto a cambiare preferenze sessuali almeno all’apparenza e a farsi carico del pastificio di famiglia si cui poco gli importa. Le vicende continuano riservando così riflessioni e risate…

Diversi i messaggi lanciati dalla famiglia leccese -che però di leccese di sicuro non ha neanche l’accento- ma uno è quello che più degli altri vogliamo condividere, forse perché a lanciarlo è la stravagante nonna o forse perché racconta verità che in fondo tutti noi sappiamo anche se qualcuno per diverse ragioni non riesce ad agire…“Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre”.  

L’appuntamento quindi è al 12 marzo prossimo…non fosse altro per vivere o rivivere attraverso gli occhi dell’affermato regista il nostro salento, i suoi borghi, le marine, il calore della nostra gente. E poi saluteremo nuovamente il cast con “Sogno” singolo di Patty Bravo scelto da Ozpetek per i titoli di coda di “Mine vaganti”.

 

 

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Verso Copenaghen…Facciamo il punto sul clima

La comunità scientifica è alla ricerca di una teoria sugli effetti dell’inquinamento. I livelli atmosferici di CO2 sono i più alti degli ultimi 650 mila anni. Il Mediterraneo è un zona hot. A rischio non sono solo i Poli. Uno studio del Cnr

di Paolo Andruccioli

Foto di Roberto_Rizzato (da Flicrk) (immagini di Davide Orecchio)

In vista del vertice di Copenaghen, che viene anticipato in questi giorni dalla riunione di Barcellona, è utile tentare di sintetizzare le principali evidenze sul clima. La comunità scientifica internazionale è alla ricerca di una teoria generale sugli effetti dell’inquinamento sul clima. Molte sono le tesi a confronto e molta è la distanza tra l’elaborazione scientifica vera e propria e le scelte politiche. Ci sono però dei punti saldi da cui cominciare il ragionamento sulle scelte da fare. Noi partiamo da un documento scientifico redatto da un gruppo di ricercatori italiani del Cnr dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima. Vediamo, in estrema sintesi, i punti di accordo.

Dieci anni da paura. Il documento dei ricercatori del Cnr si basa sull’analisi dei dati diretti di temperatura degli ultimi 150 anni e delle ricostruzioni negli ultimi mille anni, e indica un aumento delle temperature globali di circa 0.6-0.8 °C nell’ultimo secolo, con un tasso di crescita in aumento. Dall’analisi delle sequenze si deduce che i dieci anni più caldi degli ultimi cento anni si sarebbero tutti verificati e concentrati nel periodo 1997-2008. “Le temperature globali delle ultime decadi – spiegano gli scienziati – sono state quasi sicuramente più alte che in ogni altro periodo di durata analoga degli ultimi quattrocento anni e, probabilmente, anche degli ultimi mille anni”.

Ai Poli la temperatura cresce di più. Le dinamiche relative all’aumento della temperatura del pianeta non sono univoche. Cambiano rispetto alla varie zone della terra. Nelle regioni polari, l’aumento di temperatura è stato anche più del doppio della media globale. Il riscaldamento globale comporta effetti, già parzialmente in atto, quali aumento del livello del mare, alluvioni, incendi più estesi, siccità, desertificazione, fusione e possibile collasso di ghiacciai terrestri, riduzione del ghiaccio marino, diffusione di malattie, collasso di ecosistemi, migrazioni di massa.

Gli scienziati sono d’accordo nell’indicare la soglia di aumento di temperatura sopra la quale scatterebbe l’allarme. Si tratta, come vedremo tra poco, di un aumento che dovrebbe rimanere sotto i 2 gradi. Ma nelle regioni polari il limite di 2 gradi è già molto più vicino, se non addirittura raggiunto.

Forse siamo proprio noi i responsabili. I ricercatori del Cnr, nel loro studio, citano tutti i risultati delle ricerche condotte fino al 2005, pubblicati su riviste scientifiche con procedura di revisione rigorosa (“peer-review”), che erano stati già riassunti nel 4° rapporto del Comitato Intergovernativo per lo studio dei Cambiamenti Climatici (IPCC 2007). Questi risultati hanno portato a concludere che, con altissima probabilità, la principale causa di cambiamento climatico è l’attività antropica, con l’immissione di gas serra quali biossido di carbonio (o anidride carbonica, CO2) e metano (CH4), l’immissione di aerosol ed altre sostanze inquinanti e le estese modificazioni nell’uso del territorio. In particolare, i livelli atmosferici attuali di CO2 e CH4 sono i più alti degli ultimi 650 mila anni e sono stati raggiunti con una rapidità mai osservata prima.

Modelli matematici per predire il futuro. Il problema vero, quando si parla di proiezioni e di futuro, è la capacità della scienza di anticipare (sulla carta) i fenomeni naturali o umani. L’incertezza spesso è determinante e la difficoltà nel prevedere al millesimo i fatti si rendono evidenti perfino nelle previsioni meteorologiche. Ma nel documento Cnr sul clima e le relative dinamiche mondiali ci viene spiegato che “le proiezioni sono sempre di tipo probabilistico e, seppur affette da margini di incertezza, non soffrono delle limitazioni temporali delle previsioni meteorologiche deterministiche, permettendo una stima quantitativa della probabile evoluzione del clima globale del nostro pianeta”. Così sappiamo che l’ultima generazione di modelli del clima è stata in grado di riprodurre con buona approssimazione l’andamento temporale negli ultimi cento anni di molte grandezze, come la temperatura superficiale media terrestre, la sua distribuzione su scala continentale, la circolazione generale atmosferica e oceanica e l’estensione del ghiaccio marino, assicurando confidenza nelle capacità predittive dei modelli. Sebbene ci siano ancora significative incertezze, dovute alla insoddisfacente conoscenza di molti processi climatici potenzialmente rilevanti, tutti i modelli concordano nello stimare che il riscaldamento globale proseguirà nel corso del XXI secolo.

Quella che corre troppo è la CO2. I dati più recenti indicano infatti che la concentrazione di CO2 e di altri gas serra sta aumentando più rapidamente di quanto ipotizzato nel peggior scenario di emissione, con il rischio di una accelerazione del riscaldamento globale. Per la gestione di questi cambiamenti possono essere adottate sia procedure di mitigazione (riduzione delle emissioni e tecniche di confinamento della CO2), che misure di adattamento ai rischi del cambiamento climatico.

La Prestigiacomo non ha scoperto nulla. Il ministro italiano per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si sta dando un gran da fare in vista del vertice mondiale di Copenaghen. E fa bene. Deve anche supplire alla mancanza assoluta di una vera politica ambientale da parte del centrodestra. Prestigiacomo si vende però un accordo con gli altri paesi europei che era stato nei fatti già avviato dal 2005. In quell’anno infatti, l’Unione Europea ha formalizzato la proposta di limitare la quantità totale di gas serra in atmosfera ad un livello per cui la temperatura media globale della superficie della Terra non aumenti più di 2 °C rispetto ai livelli precedenti l’era industriale. La scelta di un limite di 2 °C è indicativa: un aumento della temperatura maggiore di questo valore viene infatti considerato eccessivo, per i rischi ed i costi associati.

Se la temperatura sale più di 2 gradi. La stima della emissione totale di gas serra (in miliardi di tonnellate, Gt, di CO2 equivalente) corrispondente ad un aumento di temperatura di 2 °C è ancora in discussione. Recenti analisi dei risultati disponibili (aprile 2009) suggeriscono che emissioni totali nel
periodo 2009-2050 inferiori alle 700 Gt di CO2 equivalente comportino una probabilità del 75% di non superare la soglia dei 2 gradi entro il 2100. Tuttavia, in base a scenari che prevedono anche una contemporanea riduzione delle emissioni di polveri fini (alcune delle quali hanno un effetto netto di raffreddamento), la probabilità di riuscire a contenere il riscaldamento al di sotto della soglia dei 2 gradi diventa notevolmente più bassa.

Il Mediterraneo è un zona hot. Un’ultima evidenza che si deduce dal documento degli esperti Cnr del clima riguarda l’area del Mediterraneo. Non ci sono solo i Poli a rischio allarme. “L’analisi dei dati e le proiezioni dei modelli climatici – si legge nel documento Cnr – indicano che l’area mediterranea è una “hot-spot”, ovvero un’area particolarmente sensibile al cambiamento climatico. Le serie storiche di temperatura e precipitazione nell’ultimo secolo indicano che il clima in Italia sta diventando più caldo e più secco, in particolare al centro-sud, con la contemporanea tendenza all’aumento delle precipitazioni intense ed un maggiore rischio di eventi siccitosi in molte aree mediterranee.

Fa più caldo. Allora pioverà di più. Gli squilibri del clima producono uno scombussolamento generale. L’aumento delle piogge in determinati periodi dell’anno è quindi legato all’aumento della siccità in altri. E un aumento di precipitazioni intense comporta peraltro un aumento del rischio di alluvioni, frane ed erosione dei suoli. Nell’Italia nord-occidentale e nella regione alpina, l’analisi dei dati indica che negli ultimi cinquant’anni le temperature medie sono aumentate di oltre 1 °C, la copertura nevosa si è fortemente ridotta e molti ghiacciai alpini si sono ritirati anche per più di 500 metri. In generale, è stata anche misurata un’espansione nella distribuzione di parassiti e insetti nocivi. E questo spiegherebbe anche molte delle tragedie ambientali che si sono verificate negli ultimi anni nel nostro paese.

Queste sono solo le principali evidenze su cui la comunità scientifica ha raggiunto una intesa generale. Sono “verità” dimostrate e dimostrabili con i numeri. Ora la palla dovrebbe passare alla politica. Che se non vuole continuare ad essere cieca deve partire proprio dalla ricerca scientifica di base. A meno che non si voglia dare più ascolto ad altre fonti interessate. Le multinazionali per esempio?

fonte: www.rassegna.it

Vademecum influenza A – H1n1 (ottobre ’09)

Scarica i documenti:

Informazioni in caso di influenza – ITA (pdf 99,6 KB)

Informazioni in caso di influenza – ING (pdf 102 KB)

Poster in 3 lingue (46,9 KB)

Poster in 7 lingue

fonte: materiale predisposto dall’ASL di Reggio Emilia


Accesso universale alle cure per Hiv e Aids: progressi e sfide future

Con 33 milioni di persone sieropositive e 2,7 milioni di nuove infezioni nel 2007, l’epidemia del virus Hiv continua a rappresentare una delle maggiori sfide per la salute globale. Malgrado gli importanti progressi degli ultimi anni, sono ancora molti gli sforzi che la comunità internazionale e i governi nazionali devono compiere contro questa malattia. “Le persone con il virus dell’Hiv che tuttora non hanno accesso alle cure e ai trattamenti in grado di prolungare la vita”, dichiara Margaret Chan, direttore generale dell’Oms, “sono almeno 5 milioni, e anche la prevenzione non raggiunge tutti coloro che ne potrebbero beneficiare. I governi e i partner internazionali devono accelerare i loro sforzi per raggiungere l’accesso universale ai trattamenti”.

 

I risultati ottenuti

Secondo il rapporto “Towards universal access: scaling up priority Hiv/Aids interventions in the health sector” (pdf 3,1 Mb), pubblicato da Oms, Unicef e Unaids (Joint United Nations Programme on Hiv/Aids) nel settembre 2009, nei Paesi a basso e medio reddito il numero di persone trattate con farmaci antiretrovirali è passato dai circa 3 milioni del 2007 ai quasi 4 milioni del 2008. La copertura delle terapie antiretrovirali (Art) ha raggiunto il 42% (era il 33% nel 2007) e la percentuale di donne incinte sieropositive che hanno ricevuto gli opportuni trattamenti per evitare di trasmettere l’infezione ai figli è aumentata dal 35% del 2007 al 45% del 2008. Complessivamente, l’accesso al trattamento con Art nelle aree economicamente più svantaggiate è aumentato del 36% in un anno e di 10 volte negli ultimi 5 anni.

 

Il rapporto di Oms, Unicef e Unaids

“Towards universal access: scaling up priority Hiv/Aids interventions in the health sector” è il terzo di una serie di rapporti pubblicati da Oms, Unicef e Unaids in collaborazione con partner nazionali e internazionali. Il documento intende mettere in luce le priorità sanitarie legate all’Hiv/Aids e descrive i risultati ottenuti e le sfide ancora aperte per il raggiungimento di una sempre maggiore accessibilità alla prevenzione, ai trattamenti e alle cure contro l’Hiv/Aids. Il rapporto si concentra, in particolare, sulle priorità d’intervento nei Paesi economicamente più svantaggiati: i dati esaminati sono stati raccolti in 158 Paesi, di cui 139 a basso e medio reddito e 19 ad alto reddito.

 

Test diagnostici e consultazione medica

Per quanto riguarda i dati relativi all’aumento della diffusione dei test diagnostici e della consultazione medica, dal rapporto emerge che la percentuale di Paesi che hanno adottato politiche di incoraggiamento in questo senso è passata dal 70% del 2007 al 90% del 2008 e gli Stati, tra quelli studiati, che offrono test diagnostici gratuiti sono 94 su 101. In 39 Paesi a basso e medio reddito, di cui 19 nell’Africa Subsahariana, il numero di test effettuati è più che raddoppiato e le donne sembrano avere un accesso maggiore rispetto agli uomini. Malgrado i progressi, le sfide sono ancora aperte: basti pensare che solo il 40% dei soggetti affetti dal virus dell’Hiv sa di essere sieropositivo.

 

Prevenzione

Il terzo capitolo del rapporto sottolinea come, per vincere la lotta contro le infezioni da Hiv, la prevenzione e il trattamento debbano agire in stretta sintonia. I gruppi più a rischio rimangono i consumatori di droghe da iniettare, gli omosessuali e i cosiddetti sex workers. Anche le donazioni di sangue possono essere pericolose dal punto di vista della la trasmissione: in 41 dei 162 Paesi coinvolti nell’indagine, il sistema sanitario non è risultato in grado di effettuare controlli sul sangue donato relativamente a diverse infezioni, tra cui Hiv, epatite B e C e sifilide.

 

Trattamento e cura

La percentuale di persone che, nei Paesi a basso e medio reddito, ha accesso ai trattamenti con antiretrovirali è aumentata del 36% nell’ultimo anno ed è decuplicata negli ultimi 5 anni. Nell’Africa subasahariana, nel 2008, le persone che hanno ricevuto i trattamenti con antiretrovirali sono state 2,9 milioni, contro i 2,1 milioni del 2007 (crescita del 39%). Tuttavia, malgrado questo notevole progresso, sono meno della metà (42%) le persone bisognose di trattamento che hanno avuto accesso ai farmaci necessari.

 

Donne e bambini

La percentuale di donne che ha avuto accesso ai servizi per prevenire la trasmissione del virus dell’Hiv ai loro figli è aumentata, raggiungendo nel 2008 il 45% (nel 2007 era il 35%). Anche il numero di bambini trattati con antiretrovirali è cresciuto, passando dai 198 mila del 2007 ai 275 mila del 2008. Tuttavia, malgrado i successi ottenuti, l’impatto di Hiv e Aids su donne e bambini continua a essere devastante.

 

Le priorità per il futuro

L’ultimo capitolo del rapporto è dedicato alle azioni da intraprendere nella lotta all’Hiv/Aids. Il documento evidenzia 9 azioni urgenti:

  • l’espansione della disponibilità e dell’uso dei test diagnostici e della consulenza medica
  • l’aumento dell’accesso agli interventi di prevenzione attraverso il settore sanitario
  • l’aumento dell’attenzione destinata ai gruppi maggiormente a rischio
  • l’accelerazione dei tempi di accesso alle terapie
  • il miglioramento della qualità dei trattamenti
  • il rafforzamento degli sforzi per combattere le coinfezioni da Hiv e da Tb
  • il miglioramento dell’accesso ai servizi per donne e bambini
  • il rafforzamento, il decentramento e l’integrazione dei programmi per l’Hiv con i sistemi sanitari in generale
  • il rafforzamento dell’informazione e degli investimenti nella ricerca.

Risorse utili

 

fonte: http://www.epicentro.iss.it/problemi/aids/cure09.asp

Malattie infettive in Europa: il rapporto epidemiologico dell’Ecdc 2009

L’edizione 2009 del Rapporto epidemiologico annuale sulle malattie infettive (pdf 5,8 Mb) pubblicata dall’Ecdc presenta i dati del 2007 di sorveglianza delle malattie infettive in Europa e fornisce una descrizione delle principali minacce per la salute pubblica monitorate nel 2008. Il documento mostra che dal 2005 a oggi l’impatto delle malattie infettive sulla salute degli europei è sostanzialmente invariato. Il rapporto si concentra inoltre sulla prevenzione mediante vaccino e sui relativi programmi di immunizzazione dei Paesi appartenenti all’Ue e all’Eea (Spazio economico europeo).

 

Tra le principali problematiche legate alle malattie infettive all’interno dell’Ue e dell’Eea il rapporto individua in particolare:

Il terzo capitolo del rapporto presenta i dati epidemiologici relativi alle principali malattie infettive registrati nel 2007 nei 27 Paesi dell’Ue e nei 3 Paesi Eea/Efta (Islanda, Liechtenstein e Norvegia). A questo proposito è importante sottolineare che, dal momento che i sistemi di sorveglianza dei diversi Paesi possono essere molto diversi tra loro, i dati registrati nei vari Stati sono difficilmente confrontabili tra loro.

 

Resistenza agli antimicrobici e infezioni associate alla assistenza sanitaria

Nel 2007 lo Staphylococcus aureus meticillino-resistente (Mrsa) è ancora un problema significativo in tutta Europa, malgrado alcuni Paesi abbiano evidenziato una stabilizzazione o un decremento delle infezioni.

 

Più eterogenea è risultata la distribuzione dello Streptococcus pneumoniae, sensibilmente più diffuso nei Paesi dell’Europa meridionale rispetto a quelli dell’Europa settentrionale.

 

Con la diffusione del complesso clonale 17 anche l’Enterococcus faecium vancomicino-resistente continua a essere presente negli ospedali di vari Paesi.

 

Secondo i dati del 2007, significativo è stato l’aumento delle infezioni da Escherichia coli resitente ai fluoroquinoloni, alle aminopenicilline, agli aminoglicosidi e alle cefalosporine di terza generazione. Si tratta di una segnalazione importante che mette in evidenza la tendenza a sviluppare multifarmacoresistenza da parte dei batteri Gram negativi.

 

Malattie prevenibili con vaccino

Nel 2007 il tasso di notifica di malattia invasiva da Haemophilius influenzae è rimasta stabile e ben al di sotto di 1 caso ogni 100 mila. Il vaccino Hib ha continuato ad avere un impatto significativo in tutti i Paesi in cui è stato introdotto.

 

Il tasso di notifica dei casi di malattia invasiva da meningococco nel 2007 è stato, come nel 2006, di 1 ogni 100 mila e i sierogruppi più diffusi sono risultati essere il B (77%) e il C (16%) contro il quale è disponibile un vaccino.

 

In Austria e in Slovenia rispetto agli anni precedenti è stato registrato nel 2007 un aumento significativo dei casi da malattia invasiva da pneumococco (Ipd), ma probabilmente il fenomeno è riconducibile a un potenziamento dei sistemi di sorveglianza. Anche in questo caso l’eterogeneità dei sistemi di sorveglianza negli Stati membri, rende difficile un confronto. Anche l’uso del vaccino coniugato 7valente, sul mercato europeo già dal 2001, varia largamente tra i vari Stati.

 

Il morbillo rimane una delle priorità dei Paesi Eu ed Eea/Efta (2795 casi nel 2007, con un decesso e due encefaliti registrate), malgrado un numero minore di infezioni registrate nel 2007 rispetto agli anni precedenti.

 

Decisamente in diminuzione la parotite, che rimane però una delle malattie prevenibili con vaccino più diffuse in tutta Europa. I dati sulla rosolia non mostrano cambiamenti significativi.

 

Le infezioni del tratto respiratorio

La stagione 2007/2008 in Europa è stata caratterizzata da un picco d’influenza A (H1N1), seguita da influenza B. Da segnalare è la comparsa del ceppo virale A(H1N1-H247Y) resistente all’oseltamivir.

 

Come nel 2006, anche nel 2007 sono state registrate diverse epidemie di influenza aviaria altamente patogenica, ma diffuse unicamente tra i volatili e in particolare tra il pollame. Una forma a bassa patogenicità di influenza aviaria associata a sindrome influenzale da A(H7N2) è stata registrata nel Regno Unito con alcuni casi di sindrome influenzale e congiuntiviti nell’uomo.

 

Stabile a 1,1 su 100 mila, il tasso di notifica dei casi di legionellosi.

 

Complessivamente nel 2007 sono stati 41.205 i casi di tubercolosi registrati nei Paesi Eu ed Eea/efta (8,2 su 100 mila). Il trend è risultato in diminuzione in 25 Paesi a partire dal 2003. Il 20% dei casi è stato registrato in stranieri provenienti soprattutto da Asia e Africa e la tubercolosi multi-farmaco-resistente è stata osservata soprattutto nei Paesi Baltici.

 

Infezioni sessualmente trasmissibili

Le infezioni da Hiv non mostrano alcun segno di diminuzione ma, fatta eccezione di alcuni Paesi dell’Europa centrale e orientale, è in decremento il numero di casi di Aids.

 

Le infezioni da Chlamydia trachomatis continuano a essere le infezioni sessualmente trasmissibili più diffuse e 22 Paesi hanno riportato più di 250 mila casi di questa infezione (122,6 su 100 mila). Probabilmente a causa dell’introduzione di un nuovo sistema di screening, la Svezia ha registrato un incremento del 45% di C. trachomatis.

 

Anche se la maggior parte dei Paesi europei è provvisto di sistemi di sorveglianza per l’epatite B e C, le differenze che contraddistinguono i vari sistemi rendono impossibile qualunque confronto tra i diversi Stati.

 

Altre segnalazioni

Tra le malattie legate agli alimenti e all’acqua sono segnalate in particolare la campylobatteriosi, con un aumento del 15% dal 2006 al 2007 e la salmonellosi, ancora diffusa, ma in continua diminuzione dal 2004 al 2007. I casi di epatite A confermati nei Paesi Eea/ Efta sono stati complessivamente 13.952, con una distribuzione eterogenea nelle diverse regioni. Un’epidemia di epatite A è stata registrata in Lettonia a partire da novembre 2007.

 

Per quanto riguarda le infezioni legate all’ambiente e alla diffusione di vettori, il rapporto segnala la conferma di 217 casi di Chikungunya in Italia e 637 casi di febbre Q in 22 Paesi, in particolare in Olanda e in Slovenia. Quaranta casi confermati di febbre emorragica virale (principalmente da Hantavirus, sono stati riportati da 7 nazioni.

 

Le minacce alla saluta pubblica

A partire dall’inizio delle attività di sorveglianza, luglio 2005, fino alla fine del 2008, l’Ecdc ha monitorato complessivamente 696 minacce per la salute. Nel 2008 l’Ecdc ha condotto il monitoraggio di 250 infezioni di interesse per la salute pubblica, di cui 227 sono state monitorate a partire dal 2008, 14 sono state portate avanti dal 2007 e 9 rappresentano minacce periodiche (influenza aviariaChikungunyapoliomelitefebbre denguecoleramorbillo, nuova variante malattia di Creutzfeldt-Jakob, e tubercolosi a resistenza estesa ai farmaci.

 

Conclusioni

Sulla base delle informazioni raccolte, si può concludere che le priorità sanitarie all’interno dei Paesi Eu e Eea/Efta sono sostanzialmente invariate. Tuttavia è importante sottolineare il problema della resistenza antimicrobica e aumentare il livello di attenzione rispetto a problemi come le infezioni associate alla assistenza sanitaria, la prevenzione mediante vaccino (si pensi che il 90% dei casi di meningite ha colpito persone non vaccinate), la tubercolosi e in particolare l’associazione Tb-Hiv, il monitoraggio dell’epatite B e C e le infezioni legate all’alimentazione.

 

Risorse utili

 

fonte: http://www.epicentro.iss.it/temi/infettive/ecdc09.asp

AIDS:VATICANO,ERRORI TRADUZIONE IN PAROLE TURCKSON SU CONDOM

Il Vaticano ha reso noto il testo integrale dell’intervento di ieri del card. Peter Kodwo Appiah Turckson sull’Aids, segnalando alcuni errori nella traduzione simultanea delle sue affermazioni sull’uso dei preservativi nella prevenzione dalla malattia per le coppie sposate colpite dal contagio. Nel testo originale – diffuso dalla sala stampa della Santa Sede – emergono alcune differenze rispetto alla traduzione simultanea messa a disposizione, ieri, dei giornalisti nel corso della conferenza stampa. E non c’é alcun riferimento a raccomandazioni all’uso dei condom.

Dalla traduzione simultanea in italiano emergeva infatti che Turkson avesse detto: “Io, per carità, certo raccomanderei l’utilizzo dei preservativi, ma in Africa anche l’utilizzo dei preservativi a volte è rischioso, perché per esempio ci sono dei preservativi che non sono assolutamente di buona qualità, che non possono preservarci da questo rischio”.

Nel discorso del cardinale, pronunciato in inglese con una forte inflessione africana e ricco di incisi ed espressioni colloquiali, la frase suona diversamente: “L’uso ordinario del profilattico, semplicemente come uno stop all’Aids, non è, nel nostro caso, il primo e più apprezzabile rimedio. Quando i giovani ricorrono al preservativo, è solo quando questo va anche con la fedeltà, laddove uno dei coniugi può essere affetto da Hiv/Aids”. “Qualcuno, in una simile situazione – si legge in un altro passaggio del testo diffuso – consiglierebbe l’uso del condom con il partner contagiato per evitare la diffusione del male. Ma, di nuovo, nella nostra parte del mondo, anche l’uso del preservativo è a volte rischioso: rischioso nel senso che potremmo avere casi di profilattici che si rovinano durante l’atto sessuale, e sono gli stessi utilizzatori che ce ne hanno parlato, altrimenti non ne avremmo avuto notizia nei nostri ospedali. Perciò, in questi casi, se avessimo fornito preservativi di ottima qualità, nessuno probabilmente ne avrebbe parlato, ma anche questo non è il caso”.

fonte: www.ansa.it

“Il coraggio di parlare dell’Afghanistan e degli afghani.

L’Afghanistan è nel pensiero di tutti noi, perché i nostri soldati sono là.
Ma quanto conosciamo veramente riguardo alla vita degli afghani?
Conosciamo la loro quotidianità, le loro speranze e le loro frustrazioni?
Conosciamo la loro Cultura?
Per avere una risposta approfondita a tutto ciò, abbiamo bisogno – più che mai – della libertà di stampa.

Senza l’audacia dei giornalisti afghani che affrontano soggetti scomodi, e senza i reporters stranieri pronti a rischiare pur di fotografare e raccontare le regioni del sud e dell’est dell’Afghanistan, noi saremmo ciechi e sordi, perché deprivati di ciò che è vitale alla conoscenza: l’informazione plurilaterale e approfondita.

Ciò che è accaduto a Gabriele Torsello nel 2006 è stato, professionalmente e umanamente, un terribile incidente. Un’esperienza similmente sofferta anche da giornalisti in Colombia, Somalia, Chechnya, Iraq o in Afghanistan. Sequestrare e deprivare la libertà altrui sono atti spaventosi e spregevoli che mettono a rischio la vita umana e indietreggiano il corso della libertà di stampa.

In Afghanistan la libertà di espressione è in serio pericolo.
Con la caduta dei Taliban era iniziato un periodo di prosperità nel quale molte cose procedevano nella giusta direzione.
Oggi, però, i Media afghani subiscono minacce di ogni tipo.

Ci sono circa trecento giornali in Afghanistan, quindici emittenti televisive, centinaia di stazioni radio e sette agenzie di stampa. Non ci sono mai stati cosi tanti Media nel Paese ma, purtroppo, la violenza contro l’informazione continua a crescere costantemente.
Da giugno del 2007 fino a gennaio 2009 Reporters Sans Frontières ha documentato ventiquattro casi di giornalisti attaccati brutalmente, trentacinque casi di minaccia di morte, quattordici arresti e sette sequestri, e molti altri giornalisti sono stati costretti a lasciare il proprio lavoro a causa delle costanti minacce verso i loro familiari.

Questo libro di Kash Gabriele Torsello sembra essere una testimonianza di vitale importanza, utile a non dimenticare le persone che sono intrappolate…

Jean-François Julliard,
General Secretary of Reporters Sans Frontières”

Più Informazioni su:
http://www.kashabana.eu/Afghanistan_CameraOscura/Afghanistan_CameraOscura.html

NOTA:
AFGHANISTAN CAMERAOSCURA È UN LIBRO FOTOGIORNALISTICO INDIPENDENTE SOSTENUTO DA ENTI PUBBLICI E PRIVATI.
IL BUDGET COMPLESSIVO PER LA PUBBLICAZIONE NON È STATO ANCORA RAGGIUNTO.
Per sostenere la pubblicazione clicca su:
http://www.kashabana.eu/Afghanistan_CameraOscura/Collabora_.html